La manifestazione
I nomadi puliscono l’area del campo Rom
Iniziativa di Comune e Caritas, mentre diminuiscono i residenti delle Tagliate Al 31 marzo 2016 ci sono 14 persone in meno rispetto al luglio dello scorso anno
LUCCA. Giubbotto catarifrangente, pala o rastrello alla mano e tanta voglia di darsi da fare. Si sono presentati così, di prima mattina, Claudio, Valter e Adrian, i tre nomadi di via delle Tagliate che da ieri stanno provvedendo, a titolo volontario, alla pulizia dell'area pubblica esterna e adiacente al campo.
Iniziato con la bonifica preliminare della zona, il progetto “Campo Pulito”, sostenuto tramite la convenzione fra Comune di Lucca, Caritas e Sistema Ambiente, proseguirà per i prossimi sei mesi. Ai tre aderenti spetterà il compito di pulire periodicamente lo spazio, segnalando e facilitando anche l'azione di Sistema Ambiente per il ritiro di scarti e sfalci d'erba autorizzati.
Sarà proprio la società che gestisce i rifiuti, a dover monitorare la situazione tramite i normali passaggi e durante le visite al campo, affiancata nell'iniziativa dagli assistenti sociali del Comune che seguiranno i volontari per tutta la durata del progetto. Un'operazione, questa, che costerà all'amministrazione solo trecento euro per la copertura assicurativa e che potrà essere rinnovata sulla base dei risultati delle riunioni periodiche fra i soggetti. Per i tre nomadi infatti, non ci sarà nessuna retribuzione, come tengono a sottolineare i diretti interessati: «Viviamo qui, ma sappiate che questo luogo è utilizzato come discarica anche da chi viene da fuori».
A denunciarlo è anche l'assessore alle politiche abitative, Antonio Sichi, che definisce lo spazio esterno al campo di via delle Tagliate, «una zona franca». «Se oggi vedete tanti rifiuti, non è solo colpa dei nomadi - spiega - ma anche dei lucchesi più incivili. Abbiamo rinvenuto lavandini in porcellana di cui i rom non dispongono e proprio questa mattina abbiamo avvistato due macchine che si apprestavano a gettare spazzatura».
Un episodio che sembra essere diventato una prassi, ma che si spera di fermare anche grazie al progetto in atto. «Qui è presente una situazione di degrado delle aree pubbliche dovuta all'incuria di chi vi risiede e al menefreghismo di chi ne approfitta - continua - Vogliamo che, ripartendo da uno stato di decenza, siano gli stessi abitanti del campo a divenire responsabili di ciò che accade. Vogliamo, superando l'approccio assistenzialistico, renderli autonomi». Con le famiglie presenti, è stato sottoscritto un Patto di Collaborazione della durata di un anno (rinnovabile), sulla base del quale dovranno comunicare la presenza di possibili ospiti, consentita fino ad un massimo di trenta giorni e autorizzata dal servizio sociale dopo verifica. Allo stesso modo, dovranno essere resi noti eventuali allontanamenti per lunghi periodi allo scopo di tenere sotto controllo il numero dei residenti nei campi e fare in modo che, mano a mano, i posti non vengano riempiti da nuovi occupanti.
Dalla verifica alla fine di marzo, sono 14 le persone in meno rispetto al censimento del 17 luglio 2015: l'obiettivo è quello di andare a chiudere in maniera progressiva i campi che insistono su aree pubbliche. Secondo il patto, ogni famiglia deve anche provvedere al decoro e alla pulizia di ogni piazzola dove è consentita la collocazione di mezzi mobili solo se utili alla vita quotidiana. Ai membri spetta anche il mantenimento a proprie spese degli impianti idraulici e fognari della piazzola, mentre l'amministrazione una volta all'anno verifica la necessità di righiaiare l'area comune.
Flavia Barsotti
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