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Lucca

la sentenza

Calunniò carabiniere: condannato

Calunniò carabiniere: condannato

Aveva raccontato di avergli dato mazzette per 30.000 euro

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LUCCA. Si è conclusa positivamente la personale odissea per un maresciallo dei carabinieri che circa cinque anni finì in un fascicolo d'inchiesta con la peggiore delle accuse per un militare dell'Arma, poi dimostratasi del tutto priva di fondamento. L'imputato lo aveva accusato di corruzione. Ma dopo l'archiviazione della infondata accusa di aver preso denaro in cambio di favori è stato invece il suo accusatore ad essere condannato per calunnia anche dalla suprema corte di Cassazione.

Cataldo Antonio Anania, classe 1964, originario di Cirò Marina (in provincia di Crotone), è stato riconosciuto colpevole dagli ermellini che hanno respinto il suo ricorso avverso la sentenza della corte d'appello di Firenze del 2014 che aveva confermato, pur rimodulando la pena, la sentenza del tribunale di Lucca del 2012.

«L'imputazione di calunnia - si legge nella sentenza della Cassazione, depositata nelle scorse settimane - riguarda le accuse mosse da Anania in danno del maresciallo dei carabinieri Antonello Clementi, di aver da lui ricevuto in tre distinte occasioni la somma complessiva di euro 30.000 per garantirgli l'omissione di controlli durante il periodo di sua assenza dall'abitazione, nel corso dell'applicazione di provvedimenti restrittivi a suo carico, a seguito di misure di prevenzione o di natura cautelare, e l'ulteriore accusa si riferisce alla conseguente imputazione di autocalunnia».

L'uomo, già condannato a tre anni e mezzo di reclusione per una maxitruffa con utilizzo di carte di credito clonate e a un anno e cinque mesi per evasione, era stato condannato, quattro anni fa, dal giudice Letizia Di Grazia del tribunale di Lucca a quattro anni e sei mesi di reclusione e un risarcimento di 20.000 euro alla parte civile proprio per le accuse che aveva rivolto nel 2006 al maresciallo Clementi, allora al comando del Radiomobile, di aver ricevuto mazzette per 30.000 euro. Il prezzo della corruzione per evitare di controllarlo, in quanto sorvegliato speciale prima con obbligo di dimora e poi agli arresti domiciliari, in modo da consentirgli di poter recarsi all'estero per andare a trovare la sua compagna che viveva nel Nord Europa.

Una circostanza che Anania aveva confermato per scritto alla stazione dei carabinieri di Capannori incolpandosi di aver dato dei soldi a un sottufficiale dell'Arma pur sapendo di mentire. Accuse false e inventate che hanno portato al processo e alla condanna ora passata in giudicato.

Resta da stabilire solo il risarcimento dei danni che la Cassazione ha rinviato al tribunale civile di Lucca.

Vincenzo Brunelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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