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Lucca

Il Daverio-show: Garibaldi? Non lo ripulirei

di Paola Taddeucci
Il Daverio-show: Garibaldi? Non lo ripulirei

Folla di pubblico per il critico d’arte in palazzo Ducale. «Lucca è una città che ha deciso di stare fuori dalla storia»

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LUCCA. «La statua di Garibaldi? Non la ripulirei». Neanche il tempo di essere annunciati e i lavori al monumento di piazza del Giglio dedicato all'Eroe dei due mondi vengono subito cassati. Il no arriva da Philippe Daverio, famoso storico dell'arte, che nel pomeriggio del 15 aprile ha preso parte a un incontro organizzato dal Banco Popolare nell'ambito del Festival del volontariato, in corso a Lucca fino a domenica 17.

Prima della conferenza l'attenzione di Daverio, rispondendo ad alcune domande del Tirreno, si è soffermata sulla statua, di cui il Comune ha presentato il progetto di restauro proprio due giorni fa, in contemporanea con la fine della ripulitura del monumento in onore di Maria Luisa di Borbone, situato nell'adiacente piazza Napoleone. Senza dare alcun giudizio sull'esito di questo intervento, Daverio invece suggerisce di lasciar stare Garibaldi. «E' bello così - dice - un po' patinato dagli anni e leggermente grigio, da cui si capisce che non è stato messo lì ieri, ma fa parte della storia. Lo lascerei con la sua patina e il suo nero. Non è fatto da Michelangelo, è più casalingo e modesto: mi piacerebbe che questi monumenti che rappresentano la cultura casalinga dell'Italia restassero come sono, come testimoni della storia».

Su Lucca l'esperto d'arte ha parlato anche successivamente, nel corso dell'incontro a Palazzo Ducale - sede ufficiale del Festival - dove è stato intervistato da Omar Monestier, direttore del Tirreno. Abbigliamento eccentrico come suo solito - giacca verde alla coreana su pantaloni e gilet scozzesi -, non ha mancato di strappare applausi tessendo le lodi della città. «Una città magica e affascinante - tra le sue parole - che sembra avere deciso di stare fuori della storia».

A Daverio, non nuovo a questi apprezzamenti nei confronti di Lucca, piace l'armonia che la città ha saputo conservare. «Ha mantenuto una stratificazione straordinaria della sua storia - ha sottolineato - ancora tutta leggibile e dove non esiste contrapposizione tra i vari periodi di formazione. Lucca non ha permesso di far costruire torri di vetro tra le case antiche. Non perché le torri di vetro siano brutte, ma non sono in armonia con quello che c'è. Ecco, questo spirito di manutenzione e conservazione di un passato fantastico è un potenziale incredibile». Nonostante i difficili tempi attuali , dove le normative urbanistiche, a suo parere, hanno finito per assassinare il linguaggio architettonico degli italiani. «Lucca è una città - ha concluso - che con le regole di oggi addirittura non potrebbe esistere. Ma sono ottimista perché le radici, alla fine, non vengono mai tagliate».

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