La manifestazione
Concessioni a rischio per gli ambulanti
Lucca, scadranno il prossimo anno e già scatta la corsa per rinnovarle. Ma qualcuno potrebbe rimanere fuori
LUCCA. Il banco vince. Sempre o quasi. Succede nei casinò ma anche nei mercati, dove i titolari di una concessione riescono spesso a fare buoni affari (anche se con la crisi le cose sono un po’ cambiate). Ora però è in arrivo uno tsunami che rischia di mandare all’aria un assetto ormai consolidato e rafforzato, di decennio in decennio, dal meccanismo del tacito rinnovo delle concessioni ai soggetti che già le possedevano. A fare la parte del guastafeste è l’Europa, per mano di quella scorbutica (a partire dal nome) direttiva Bolkestein che ha già mandato su tutte le furie il popolo dei balneari. «Così non va», ci dicono da Bruxelles, convinti che il modus operandi finora in uso nel Belpaese danneggi il libero mercato, affossi il dogma della concorrenza e alimenti le rendite di posizione. Pertanto dal giugno 2017 tutte le concessioni in vigore andranno a scadere e i Comuni dovranno fare nuovi bando per costituire una graduatoria sulla cui base fare nuove assegnazioni.
La battaglia degli ambulanti. Se paragonata alla questione degli stabilimenti balneari (che sul tema stanno facendo fuoco e fiamme), quella degli ambulanti sembra una vicenda minore. In realtà di soldi ne girano anche qui. E non sono pochi. Nel solo Comune di Lucca le concessioni che consentono di vendere prodotti su un banco sistemato in un mercato (Bacchettoni, antiquariato e artigianato i più grandi) o su una pubblica piazza sono 1.250. A Capannori sono circa 200, mentre a Barga sono 139. In totale, nei 33 Comuni della provincia sono oltre 3mila le concessioni che verranno riassegnate il prossimo anno. La corsa per aggiudicarsele è già partita.
“L’aiutino”. Sul piede di guerra ci sono gli ambulanti storici (1.327 quelli registrati alla Camera di commercio nella provincia di Lucca): premono per continuare a svolgere un mestiere che portano avanti da generazioni e chiedono che nel nuovo bando sia assegnato un punteggio elevato a coloro che hanno dei trascorsi su piazza. «Nel 2013 – spiega Leonetto Pierotti, dell’Anva Confesercenti – la Conferenza Stato-Regioni aveva deciso di prorogare fino al 2017 le licenze esistenti stabilendo che, alla scadenza, sarebbero state affidate con selezioni pubbliche. Buona parte del punteggio decisivo per l’assegnazione del posto sarebbe stata destinata ai concessionari uscenti: 40 punti su 100 sulla base dell’anzianità. A cui aggiungerne qualche altro, se si è in regola con le tasse e con i contributi. Fino ad arrivare al 50% del punteggio. È la strada che ovviamente preferiamo e ci auguriamo che i Comuni la seguano anche se temiamo che molte amministrazioni vogliano utilizzare questa scadenza per diminuire il numero di concessioni attualmente in uso. Sindaci e assessori devono rendersi conto che dietro ogni concessione c’è una famiglia che lavora: tagliare le licenze sarebbe uno smacco».
Bolkestein alla lucchese. Non tutti la pensano così. L’assessore al commercio del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini ha radunato colleghi di tutta la regione per invitarli a ribellarsi contro il famigerato “aiutino”. Lucca sta alla finestra: l’argomento è all’ordine del giorno e si attende di capire quale sarà l’accordo tra Anci e Regione. Sempre che ci si arrivi. «Intanto stiamo lavorando al nuovo Piano del commercio su aree pubbliche che risale al 2001 mentre l’ultima graduatoria è del 2005 – spiega l’assessore alle attività produttive Giovanni Lemucchi – A maggio inizieremo gli incontri con le associazioni di categoria mentre a gennaio dovrebbe essere pronto il bando. La nostra idea è quella di mantenere insieme tradizione e rinnovamento: da un lato siamo favorevoli alla tutela di chi ha già la concessione ed esercita la professione, dall’altro ci sembra l’occasione per fare posto a nuovi ingressi. Anche perché, inutile negarlo, ci sono molte concessioni che vengono date in sub-affitto. E su questo tema vorremmo dare un bel giro di vite...».
Il business. In effetti, accaparrarsi una concessione costa (relativamente) poco, ma può fruttare molto. Soprattutto se la si sub-affitta: «I concessionari devono pagare solo la tassa per l’occupazione del suolo pubblico che varia a seconda del tipo di mercato e della grandezza del banco – spiega Lemucchi – In media si aggira sui 50 centesimi al metro». Questo significa che per un posteggio di 20 metri usato due volte a settimana si pagano 1.040 euro l’anno al Comune. Cifra non certo esosa. Anzi. «Quanto guadagniamo in una settimana? Difficile dirlo con precisione – spiega Pierotti – Dipende dal tipo di banco e da altri fattori. In ogni caso non sono più tempi di vacche grasse». Bocche cucite, invece, su quanto costi affittare una licenza dal legittimo titolare della concessione e su quanto sia diffusa questa pratica. Di certo c’è solo che si tratta di somme assai più elevate di quelle che i concessionari versano al Comune per l’occupazione del suolo pubblico. A breve la questione sarà all’ordine del giorno: il nuovo bando prenderà in considerazione l’effettiva presenza in piazza e premierà chi ha svolto regolarmente l’attività.
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