Attenzione
Una morte sospetta alla casa di riposo
La procura indaga sul caso di un’anziana deceduta al San Luca dopo aver trascorso un anno in una residenza sanitaria
LUCCA. Denutrita, mal tenuta, con un catetere non cambiato da mesi e delle larve di mosca nelle piaghe da decubito delle gambe. La signora Ida Giusto aveva attraversato un secolo di storia, sopravvivendo a due guerre mondiali e alle difficoltà che si incontrano in 100 anni di vita. Ma gli ultimi mesi le sono stati fatali e probabilmente non solo per il peso dell’età. È morta lo scorso agosto all’ospedale di Lucca, dove era arrivata il giorno prima proveniente da una residenza sanitaria assistita della Valle. Lì viveva da quasi un anno: dopo la rottura del femore, il figlio e gli altri partenti avevano pensato che quella potesse essere la sistemazione ideale per lei, che aveva bisogno di assistenza 24 ore su 24. Invece, non è andata così. Poco a poco la donna si è spenta: prima ha smesso di mangiare, poi ha perso lucidità e da lì è stato un declino inesorabile. Il figlio, che andava a trovarla due volte al giorno, si era reso conto che la situazione stava precipitando: in più occasioni aveva parlato con il medico e gli infermieri della struttura, per chiedere cosa si potesse fare. Ma le risposte erano sempre un vicolo cieco: «Non c’è scampo, si rassegni».
Alla fine, sospettando che le cose non stessero esattamente così, l’uomo decise di portare la madre al pronto soccorso dell’ospedale di Lucca. Quello che i medici del San Luca si trovarono di fronte li lasciò senza parole. Sotto le garze che la donna aveva sulle gambe per tappare le piaghe da decubito c’erano tessuti in cancrena (escara, il termine medico), in cui avevano preso dimora mosche carnivore che lì avevano depositato decine di larve. Non solo. La donna aveva un catetere per espletare le sue funzioni fisiologiche: era diventato viola da tanto che non veniva cambiato. Per non parlare della mal nutrizione. Il personale della residenza e il medico spiegarono più volte al figlio che per passare all’alimentazione assistita sarebbe stata necessaria un’operazione in anestesia totale e vista l’età della donna, sconsigliavano di seguire quella strada. Ma una volta in ospedale, l’uomo scoprì che la verità era un’altra: «Sarebbe bastato applicarle un semplice sondino per darle il nutrimento di cui aveva bisogno», gli dissero.
Quando arrivò al San Luca l’anziana era in condizioni ormai prossime alla morte e i medici non poterono far altro che constatare lo stato disastroso in cui era tenuta. L’autopsia e gli esami a cui è stato sottoposto il corpo hanno dimostrato che la centenaria non mangiava da 15-20 giorni. Non a caso il figlio decise di portarla via dalla residenza sanitaria quando la madre, raccogliendo le ultime forze, gli disse: «Ho fame». Sono state le sue ultime parole.
Ora a parlare sarà la procura di Lucca. Il figlio della donna, originario di Treviso ma da anni residente a Barga, ha presentato denuncia contro ignoti alla locale stazione dei carabinieri. Il fascicolo è nelle mani del sostituto procuratore Sara Polino, che ha incaricato il medico legale Stefano D’Errico di preparare una relazione. Materiale documentale relativo al caso è stato sequestrato dai carabinieri di Coreglia sia nella residenza sanitaria assistita sia al San Luca. Se le cattive condizioni della donna, e in particolare la mancata sostituzione del catetere (potenziale causa di infezione) e la trascuratezza delle ferite alle gambe, fossero considerate concause della morte, l’accusa nei confronti degli indagati (al momento due) sarebbe di omicidio colposo. In caso contrario, potrebbe configurarsi solo l’ipotesi dei maltrattamenti. Intanto, il corpo è conservato in una cella frigo dell’obitorio del Campo di Marte: su consiglio dei legali i familiari hanno preferito rimandare i funerali in attesa che la vicenda sia chiarita. Non è escluso che siano necessari altri rilievi sul cadavere.
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