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Solidarietà, arte, storia La lezione di Daverio
Il critico parlerà di come i cittadini difendano il proprio patrimonio culturale Intanto la kermesse ha preso il via con il taglio del nastro in palazzo Ducale
LUCCA. Cosa c’entra uno scrittore e - soprattutto - critico d’arte con il mondo del volontariato? C’entra se si parla di Philippe Daverio, raffinato interprete della nostra storia (non solo di quella dell’arte) secondo il quale il volontariato è «il cuore del Made in Italy». Daverio parlerà di tutto questo oggi pomeriggio alle 18 in palazzo Ducale con il direttore de Il Tirreno Omar Monestier, in un incontro dal titolo “Identità, comunità e patrimonio culturale”.
Daverio parlerà del legame che l'eredità artistica e culturale ancora unisce il nostro Paese e la sua gente. Questi saranno i temi da cui trarrà spunto il protagonista della serata per raccontare come si é formato e quale ruolo ha oggi il patrimonio storico culturale italiano nel definire una o più identità popolari.
«Il concetto di popolo è un concetto molto più articolato di quanto non si pensi - sottolinea Philippe Daverio - così come il concetto di arte, cioè ciò che si fa con gli “arti”. Diventa quindi fondamentale capire quanta sapienza di manualità rimane in questa parte di mondo che si chiama Toscana. Questo è un campo dove questa parte di mondo, anche se non l'unica, certamente più di altre diventa abile. Ai cittadini piace l'idea che ci si possa battere per la tutela del proprio patrimonio culturale. Quando le persone lo sentono come un pezzo della propria identità. È una questione di consapevolezza. La presa di coscienza è fondamentale. È il primo passo perché le cose vengano cambiate. Quando la comunità si accorge che un bene è proprio, allora non viene rovinato da nessuno. Noi abbiamo un intero patrimonio che va ripensato: da nord a sud».
Daverio è un sostenitore dell’ingresso dei volontari all’interno dei tantissimi musei italiani. Come ha recentemente sostenuto in un’intervista a “Retisolida”, «è innegabile che il volontariato nei musei sia utile. A una condizione però: che i musei lo accolga e lo recepisca come una risorsa. In Italia il sistema dei musei di Stato è impermeabile alla presenza del volontariato. E aggiungo, purtroppo. I dirigenti e i dipendenti che gestiscono e lavorano in essi non accettano i volontari. Perché nel nostro Paese, a differenza che all’estero, c’è quello che io chiamo un “sacerdozio museale” e che, come tale, è inviolabile per i non addetti ai lavori».
Di questo si parlerà oggi, e anche dell’importanza - più in generale - del volontariato per la società e la storia italiana. Come lo stesso Daverio ha scritto su “Vita” «nell’ancoramento atavico dell’italianità la partecipazione del singolo ai destini della comunità è una sorta di dato stabile che nasce proprio dalla storia del borgo italiano. Che è quella di una coesistenza e di una passione dell’aiutarsi l’un l’altro. Il volontariato è una delle caratteristiche italiane più diffuse». L’appuntamento con Daverio fa parte degli “Incontri Popolari”, promossi dal Banco Popolare, sono momenti di confronto, fatti di testimonianze, sul significato dell'aggettivo “popolare”.
Intanto ieri taglio del nastro per il Festival, che andrà avanti fino a domenica, con alla presenza delle autorità locali e del presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca.
Durante la cerimonia inaugurale sono state consegnate le targhe del premio "Le buone azioni che servono al Paese per crescere", istituito dal Centro Nazionale per il Volontariato -e assegnato dal consiglio direttivo del Cnv- in occasione della sesta edizione del Festival. Il premio è dedicato a realtà che si sono distinte nel campo della solidarietà e dell'impegno civico e sociale. Le realtà premiate dal presidente Patriarca sono state cinque: il Comune di Bologna, la Fondazione Progetto Arca, il Dipartimento Vigili del Fuoco, il Cesvot, Centro di Servizio al Volontariato della Toscana e Kpmg.
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