Il dolore
Genitori infuriati: «Troppi disagi»
In tanti chiedono al sindaco di abbassare la retta e di trovare spazi più idonei
CAPANNORI. «Queste foto sono sintomo del disagio che è stato creato». Commenta così, sotto al post in cui il sindaco Luca Menesini dava notizia del trasferimento e dell’allestimento dell’asilo Cosimo Isola di Lammari nei locali del Grillo Parlante di Capannori e della scuola primaria Manzoni di Marlia, una delle tante mamme “vittime” appunto degli inevitabili disagi dovuti alla chiusura improvvisa del nido. Insieme a lei però sono in tanti a mostrare disappunto e fastidio di fronte a una chiusura avvenuta ad appena sette mesi dall’apertura del nido Cosimo sia per la scelta di trasferire i bambini in altri plessi considerati non del tutto adatti ad ospitare i piccoli.
E tra chi chiede che alla retta mensile venga applicata una riduzione e chi propone di utilizzare come nuova temporanea sede dell’asilo nido i locali di scuole chiuse, dove quindi non sia necessario dividere gli spazi, il dibattito si è fatto via via più caldo tanto che alla fine, anche il sindaco Menesini, è intervenuto con un commento in risposta alle varie contestazioni. «Le sembra normale che adesso abbiano una sola stanza dove poter stare per le attività e il pranzo - scrive un’altra mamma - e che nel momento post mensa debbano stare nel minuscolo ingresso o nella stanza mentre viene pulita? Non è il servizio che ci avevate garantito, non è sicuro per i bimbi e non è l'ambiente per lavorare per le insegnanti».
E ancora. «Se accade qualcosa al piano superiore della primaria di Marlia - scrive sotto il post - visto che i bimbi sono diventati 100 penso che la responsabilità sia sua». A queste e ad altre contestazioni - in alcune delle quali viene chiesto al primo cittadino «di assumersi le proprie responsabilità» - il sindaco ha risposto dicendo che «le soluzioni Marlia e Capannori sono ovviamente provvisorie».
«Il nido - continua Menesini - è un servizio essenziale per i genitori lavoratori. Sarà bello come il nido di Lammari? No, ovvio, lo abbiamo detto fin dall'inizio. Ma non volevamo che il disagio delle famiglie durasse più di due o tre giorni. Per quanto riguarda la struttura del nido di Lammari, l'ho chiusa io, quindi direi che di responsabilità me ne sono assunte, senza se e senza ma».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
