Sicurezza
Forza Italia, la frattura si allarga ancora
Marchetti: «Vado avanti nel rinnovamento del partito». Giannini: «Il coordinatore attuale ha passato il segno»
LUCCA. Tra le due anime di Forza Italia del territorio provinciale la frattura appare insanabile. Profonda e convinta, oltremodo pericolosa - a un anno da scadenze amministrative importanti -, tanto da rischiare di trasformarsi, con i mesi, in vocazione suicida.
Da una parte c’è Maurizio Marchetti, coordinatore provinciale in carica, vicino all’onorevole Deborah Bergamini e al sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni. Vicino a Berlusconi e nemico giurato di Denis Verdini. Le cento firme raccolte dalla fazione opposta di Fi per esautorarlo e accusarlo di arroganza e disprezzo, «non mi hanno per niente tolto il sonno - dice Marchetti -. Sapevo che il documento stava arrivando, del resto, erano tutti contrari alla mia nomina. Forza Italia ha vissuto per quindici anni sotto l’egemonia di Verdini, il quale mi disse “voialtri della base non mi significate nulla”. Infatti è andato via lui. Viareggio e Camaiore sono una roccaforte di quelli che la pensano come lui, e alle spalle la roccaforte ha Altero Matteoli. Cento firme: ma che sono cento firme su un territorio provinciale di 380.000 abitanti? Mi importa un accidente. Io vado avanti nel mio lavoro di rinnovamento».
«Non nascondo - continua Marchetti - che invece delle firme sul giornale, avrei preferito che chi non è d’accordo col nuovo corso del partito avesse messo idee costruttive di cambiamento della realtà quotidiana, dove dobbiamo tornare a incidere. Del resto Berlusconi stesso ci ha insegnato a rinnovare, magari sfidando gli assetti costituiti, superandoli con il consenso dei cittadini e non con le manovre delle segreterie dei partiti».
Marchetti punta sul 21 aprile, sul direttivo di 32 membri convocato al Principe di Piemonte a Viareggio: farà la sua relazione, sarà votata, e conta che potrà «incassare il via libera della maggioranza dei presenti».
«Condivido la linea di Bergamini, Mallegni e Marchetti. Sono amministratore a Viareggio dal 2008. Forza Italia è un partito poco presente per strada, fra la gente, il partito è mancato nel rapporto con la città. Invece io ci credo a stare fra la gente, raccogli tante informazioni, acquisti credibilità. E poi cosa pensare di un partito che ti candida a sindaco e nei volantini elettorali mette i nomi di tutti i candidati al consiglio comunale eccetto il tuo?». A parlare, in questo caso, è Alessandro Santini, allo stato attuale consigliere comunale di Fi a Viareggio. Un volto noto sul piano provinciale, per essere stato tra le altre anche presidente della Fondazione Carnevale. Santini è un altro degli insoddisfatti della “vecchia guardia” di Forza Italia, quella di Matteoli e Verdini, di quelli che «volevano solo la poltrona». Anche lui sarà al direttivo del 21 aprile. «I cento firmatari del documento contro l’attuale coordinamento? Sono tutti ex candidati trombati», afferma secco Santini.
Ma se è compatto il fronte di quelli del nuovo corso, non lo è da meno quello dei contrari, rappresentati appunto dai cento firmatari del documento contro Marchetti.
Tutti personaggi con ruoli di peso all’interno del partito, tra cui spiccano i capigruppo e vicepresidenti di Forza Italia a Lucca (Marco Martinelli e Mauro Macera), a Camaiore (Nicola Montalto e Sisto Dati), il capogruppo di Viareggio (Rodolfo Salemi), il sindaco di Fabbriche di Vergemoli (Michele Giannini), l’ex coordinatore provinciale Giovanni Santini, l’ex sindaco di Viareggio Cima, il coordinatore e capogruppo di Camariore Alberto Matteucci, il vice sindaco di Sillano Giuncugnano Marta Danti.
Ma tra questi non tutti vogliono aggiungere qualcosa al contenuto del famoso documento con le firme. Come Giovanni Santini: contattato, gentilmente rifiuta di dichiarare altro. «Il documento - dice soltanto - è la sintesi dei nostri intendimenti».
È vero, il documento di per sè è forte: chiede «lo stop immediato del commissariamento dei coordinamenti comunali e il ripristino della democrazia in Forza Italia». Un movimento anti Marchetti esploso a inizio aprile prima con la dimissione del coordinamento giovani di Fi.
Perché la rabbia e l’insoddisfazione verso la gestione Marchetti è forte.
Come testimoniano le parole di Michele Giannini, uno dei firmatari della protesta. «Mi sono candidato come presidente della Provincia per il centrodestra: ho ricevuto la proposta a candidarmi da Marchetti due giorni prima. Ho accettato per il partito. Ho ricevuto sempre da Marchetti la proposta di entrare nel coordinamento provinciale la mattina stessa della sua presentazione: questa volta ho rifiutato - sbotta Giannini-. Non sono il tipo che vuole una poltrona per forza. Marchetti passa il segno e bisogna prenderne atto. Per me la politica significa ideali, appartenenza a un pensiero più che a un partito. Per me la politica è anche amicizia. È palese che oggi la situazione non è più questa, che il contenitore non ha più queste caratteristiche. Preferisco lavorare per Lucca in altri modi», conclude il sindaco di Fabbriche di Vergemoli.
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