Il Tirreno

Lucca

«Ecco i nostri progetti per risollevare i negozi»

Tambellini promette di riportare i residenti in centro, nuove misure per dare una mano alle attività storiche. E insiste sugli affitti: «Troppo alti»

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LUCCA. «Riporteremo i residenti nel centro storico». Lo dice il sindaco Alessandro Tambellini, nel corpo di una lunga riflessione sui gravi problemi del commercio del centro storico di Lucca consegnata a Facebook attraverso il suo profilo personale. Nella lunga analisi, Tambellini insiste anche sul problema degli affitti. E conferma che l’amministrazione sta lavorando al piano delle funzioni. Piano atteso, e urgente.

«Quando si abbassa una saracinesca non c’è gioia per nessuno - scrive Tambellini. Non per i commercianti, non per chi amministra, non per i cittadini. Per questo la chiusura dei negozi storici di Tenucci, che non ho volutamente commentato a caldo e che non intendo commentare sul fronte dell’inchiesta giudiziaria, è una notizia che, come amministratore e come cittadino, mi rattrista».

«Lucca non è un’isola - continua -, ma una città storica il cui tessuto imprenditoriale è sottoposto alle dinamiche globali che investono tutte le altre città storiche in Italia. La crisi delle botteghe e del negozio di vicinato ha a che fare con nuove modalità di acquistare i prodotti: grande distribuzione, gli ipermercati, i centri commerciali, gli acquisti fatti online».

«Questa nuova organizzazione del mercato - prosegue il sindaco - è stata sorretta da una normativa nazionale di progressiva liberalizzazione, che tende a non porre alcuna limitazione, e anche nessuna salvaguardia, nei confronti di un commercio che per la città storica non è solo la vendita di un prodotto, ma rappresenta anche la sua storia, la sua tradizione, le sue relazioni. I negozi della famiglia Tenucci, i punti vendita di Buchetti, il caffè Di Simo per Lucca e i lucchesi non sono stati solo dei posti dove andare a comprare oggetti, ma i luoghi riconoscibili, che hanno fatto un pezzetto di storia della città. Si aggiungono le difficoltà nell’accedere al credito e il venir meno del ruolo delle banche locali che avevano una diversa attenzione per le aziende del territorio».

Tambellini passa poi alla questione affitti. Quell’eccesso «di peso che ha assunto, a Lucca come altrove, la rendita immobiliare, che rischia di penalizzare quelle attività che producono ricchezza e danno lavoro. E c’è ipocrisia nel lamentare l’arrivo delle grandi catene di negozi stranieri, quando sappiamo benissimo che spesso queste catene sono le uniche capaci di reggere i prezzi degli affitti dei fondi che appartengono ai lucchesi. La stessa cosa vale per le abitazioni: i costi medi degli affitti nel centro storico sono proibitivi per i cittadini lucchesi, ancora di più se si tratta di famiglie giovani. In questo quadro il margine di manovra è stretto. Qualcosa si può fare e si sta facendo. Sul fronte della salvaguardia abbiamo messo in piedi la moratoria sull’apertura di un certo tipo di esercizi di somministrazione. Sui fondi sfitti abbiamo applicato l’Imu con l’aliquota massima. Stiamo lavorando al piano delle funzioni e vagliando altre iniziative per incentivare il commercio tradizionale. Siamo impegnati sul più lungo periodo in due cose: riportare funzioni in centro storico e ad aumentare l’attrattività della città per un turismo di qualità. Obiettivi alti ai quali lavorando con pazienza e tenacia», conclude, sottolineando l’importanza in questo senso della «Manifattura che sta risorgendo grazie agli interventi ex Piuss, del mercato del Carmine, dove stiamo intervenendo grazie a finanziamenti della Fondazione Crl e per il quale a breve contiamo di pubblicare il bando per completare le opere necessarie e assegnare l’immobile dove troveranno posto una quarantina di attività commerciali e artigianali di qualità».

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