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Lucca

La difesa di Zappelli ottiene l’abbreviato e il consulente balistico

La difesa di Zappelli ottiene l’abbreviato e il consulente balistico

Il 28 giugno si torna in aula, verrà ascoltato l’imputato Secondo i legali della vittima c’era l’intenzione di uccidere

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LUCCA. Caso Zappelli, la difesa ottiene l’abbreviato condizionato. L’udienza preliminare fissata ieri mattina davanti al giudice Silvia Mugnaini è durata poco. In aula erano presenti Marco Zappelli, il 58enne di Ghivizzano accusato di duplice tentato omicidio, il sostituto procuratore Antonio Mariotti e i legali di parte: l’avvocato Alessandro Garibotti che assiste la famiglia Barsi; gli avvocati Paolo Mei e Vincenzo Locane per l’imputato.

«La difesa ha chiesto l’abbreviato condizionato e il giudice ha accettato – spiega l’avvocato Garibotti – L’udienza è stata aggiornata al 28 giugno: in quella data verrà interrogato l’imputato e sarà ascoltato un consulente esperto di balistica nominato dai difensori. Dopodiché il giudice deciderà se sia necessario fare una perizia d’ufficio».

Il nodo processuale riguarda la volontà di uccidere dell’imputato: se fosse accertata in entrambi i casi (padre e figlio) la pena sarebbe piuttosto lunga (sebbene l’abbreviato preveda lo sconto di un terzo). «Noi riteniamo – spiega l’avvocato della famiglia Barsi – che Zappelli abbia sparato per uccidere: se nell’episodio di Gianfranco si può ipotizzare un reato d’impeto, peraltro aggravato da futili motivi, ancor più agghiacciante è la condotta nei confronti del figlio Riccardo, verso il quale il cacciatore ha esploso due colpi che per fortuna non sono andati a segno. A nostro giudizio, questo modo di agire testimonia la volontà dell’imputato di eliminare un testimone. Zappelli, tra le altre cose ha già un precedente che lascia intendere uno scarso interesse per la vita altrui: nel 2005 fu condannato a 4 mesi per omissione di soccorso. Era testimone di un incidente e non si fermò a soccorrere il ferito. Oltre alla condanna si prese una multa e la sospensione della patente per 2 anni e 6 mesi».

Di parere opposto la difesa, che per la perizia si è affidata a un esperto di balistica: «A nostro giudizio non c’era l’intenzione di uccidere i Barsi– spiega l’avvocato Paolo Mei – Il colpo nei confronti di Gianfranco è partito dal basso, mentre quelli esplosi in direzione del figlio non potevano essere letali visto che le cartucce con cui era caricato il fucile sono quelle da passerotti e perdono potenza a una certa distanza. Come sta Zappelli? È pentito per quanto accaduto e prostrato per la situazione in cui versa Barsi. Si è reso conto di aver fatto un gesto folle ma sostiene che in lui non c’era la volontà di uccidere. Nell’udienza del 28 giugno sarà ascoltato dal giudice».

Zappelli ha trascorso questi mesi rinchiuso nel carcere San Giorgio: i suoi legali non hanno chiesto i domiciliari per assecondare la volontà dell’uomo, che ha voluto rimanere in prigione per espiare le sue colpe.

La dinamica dell’accaduto è comunque delineata: sabato 8 novembre Gianfranco Barsi e il figlio Riccardo vanno a raccogliere olive in un terreno di loro proprietà a Vitiana, a poca distanza dalla casa in cui vivono. In quel tratto di bosco passa Marco Zappelli, che sta andando a caccia. Gianfranco Barsi lo ha invita ad allontanarsi. I due uomini hanno un alterco al termine del quale Zappelli esplode un colpo di fucile nei confronti del 49enne operaio, lasciandolo a terra in fin di vita. Subito dopo il cacciatore rivolge l’arma contro il figlio Riccardo, sparando altri due colpi che non vanno a segno. Il giorno dopo Zappelli va a costituirsi. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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