Attenzione
Commercio, Tambellini: "Riporteremo i cittadini in centro"
Lungo intervento del primo cittadino che mette in evidenza le criticità legate ai negozi storici
LUCCA. Lungo intervento del sindaco Tambellini sulla questione del commercio in centro storico. Il primo cittadino ha diffuso la nota attraverso la sua pagina Facebook nella quale analizza le diverse criticità nel settore dei negozi lucchesi che sono emerse in maniera ancora più spiccata in quest'ultimo periodo. Secondo Tambellini infatti, una ripresa ci potrà essere solo se riuscirà a riportare la residenza in centro storico ma anche se per i commercianti ci saranno delle facilitazioni di accesso al credito. Uno dei problemi messi in evidenza dal sindaco è quello dell' "eccesso di peso che ha assunto, a Lucca come altrove, la rendita immobiliare, che rischia di penalizzare quelle attività che producono ricchezza e danno lavoro". Altro punto riguarda poi il piano delle funzioni del centro storico al quale l'amministrazione conferma di star lavorando.
Di seguito pubblichiamo la nota integrale del sindaco Tambellini:
"Quando si abbassa una saracinesca non c’è gioia per nessuno. Non per i commercianti, non per chi amministra, non per i cittadini. Come scriveva John Donne infatti “nessun uomo è un’isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un continente, una parte della Terra”. E la città è proprio questo: al di là dei muri, dei palazzi antichi, delle chiese e delle piazze, la città è luogo di relazione, di vita collettiva, di scambio, di commercio appunto e di rapporti fra persone. Per questo la notizia della chiusura dei negozi storici di Tenucci, che non ho volutamente commentato a caldo e che non intendo in nessun modo commentare sul fronte dell’inchiesta giudiziaria, è una notizia che, come amministratore e come cittadino, mi rattrista. Dopo di che tento una riflessione anch’io, e lo faccio da sindaco della città di Lucca che mi onoro di amministrare, ma anche da cittadino che è nato e vive da oltre sessant’anni nella sua città.
Lucca non è un’isola, ma una città storica il cui tessuto imprenditoriale è sottoposto alle dinamiche globali che investono tutte le altre città storiche in Italia. La crisi delle cosiddette botteghe e del negozio di vicinato è iniziata negli anni Novanta e ha a che fare, lo sappiamo tutti, con nuove modalità di acquistare i prodotti: la grande distribuzione, gli ipermercati, i centri commerciali di ultima generazione, veri e propri villaggi dedicati al commercio e al consumo rappresentano solo un aspetto delle nuove abitudini dei clienti e dei cittadini. Oggi in realtà si può acquistare la spesa, un abito, un elettrodomestico, e a prezzi concorrenziali, direttamente on line, senza spostarsi da casa: non è il cliente ad andare in negozio, è il negozio che va dal cliente.
Questa nuova organizzazione del mercato è stata sorretta negli anni da una normativa nazionale di progressiva e sempre più marcata liberalizzazione, che tende in sostanza a non porre alcun tipo di limitazione, e di conseguenza anche nessuna salvaguardia, nei confronti di un certo di tipo di commercio che per la città storica non è solo la vendita di un prodotto, ma rappresenta anche la sua storia, la sua tradizione, le sue relazioni. I negozi della famiglia Tenucci, i punti vendita di Buchetti, il caffè Di Simo per Lucca e i lucchesi non sono stati solo dei posti dove andare a comprare oggetti, ma dei luoghi ben riconoscibili, luoghi d’affezione mi verrebbe da dire, che hanno fatto un pezzetto di storia della città. Si aggiungono a tutto questo le difficoltà sempre maggiori nell’accedere al credito dovute all'integrazione con le regole europee e il venir meno, con le varie aggregazioni, del ruolo delle banche locali che avevano indubbiamente una diversa attenzione per le aziende del territorio.
Accanto a queste motivazioni di ordine globale e nazionale, ci sono poi dinamiche locali che, non illudiamoci, rispondono tuttavia a modalità in atto anche in altri centri storici di pregio italiani. Mi riferisco qui all’eccesso di peso che ha assunto, a Lucca come altrove, la rendita immobiliare, che rischia di penalizzare quelle attività che producono ricchezza e danno lavoro. E c’è un po’ di ipocrisia, passatemi il termine, nel lamentare l’arrivo delle grandi catene di negozi ‘stranieri’, quando sappiamo tutti benissimo che spesso queste catene sono le uniche capaci di reggere i prezzi degli affitti dei fondi che appartengono, questi sì, ai lucchesi.
La stessa cosa vale, mutatis mutandis, per le abitazioni: i costi medi degli affitti nel centro storico risultano proibitivi per i cittadini lucchesi, ancora di più se si tratta di famiglie giovani. In questo quadro per niente semplice che mette insieme dinamiche globali, nazionali e locali, il margine di manovra di chi amministra è abbastanza stretto. E tuttavia qualcosa si può fare e si sta facendo. Sul fronte della salvaguardia abbiamo messo in piedi la moratoria sull’apertura di una certa tipologia di esercizi di somministrazione. Sui fondi sfitti abbiamo applicato l’imposta Imu con l’aliquota massima. Stiamo lavorando al Piano delle Funzioni e stiamo vagliando, sempre su questo fronte, altre possibili iniziative volte ad incentivare il commercio tradizionale.
Accanto a questi provvedimenti puntuali e immediati di messa in sicurezza del tessuto commerciale cittadino, almeno per quanto ci è dato fare (non dimentichiamo che la moratoria, realizzata in contrasto con la normativa europea e nazionale, potrebbe anche essere impugnata), siamo impegnati sul più lungo periodo a fare due cose: riportare funzioni in centro storico dopo un processo di depauperamento che è andato avanti inarrestabile per oltre trent’anni e aumentare l’attrattività della città nei confronti di un turismo di qualità. In entrambi i casi si tratta di obiettivi alti ai quali stiamo lavorando con pazienza e tenacia.
La Manifattura che sta risorgendo grazie agli interventi ex Piuss e dove stiamo cercando di portare funzioni legate alla ricerca e alla cultura, all’imprenditoria, agli uffici pubblici -oltre che un buon numero di posti auto- è un fatto concreto. Il Mercato del Carmine, dove stiamo intervenendo grazie a finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio e per il quale a breve contiamo di pubblicare il bando per completare le opere necessarie e al contempo assegnare l’immobile dove troveranno posto una quarantina di attività commerciali e artigianali di qualità è un altro fatto.
La collaborazione con i grandi appuntamenti culturali e artistici della città, il sostegno a tutta una serie di iniziative emergenti (Effetto Cinema Notte è dello scorso fine settimana, ma potrei citare molti altri esempi significativi), l’ideazione in collaborazione con altri Enti e soggetti di nuovi eventi come i Puccini Days, il lavoro, non sempre semplice e immediato, di coordinamento di tutti gli eventi in unico cartellone annuale, la promozione coordinata del territorio, l’avvio di collaborazioni culturali importanti con Paesi che rappresentano potenziali mercati di sviluppo del turismo, come il Giappone e il Messico. Tutte queste sono azioni concrete, certo non medicine dal miracoloso effetto immediato, ma tasselli di un disegno complessivo di città che noi come amministratori non intendiamo costruire in solitudine, ma insieme ai cittadini, commercianti, agli altri Enti, in una parola alla collettività. Come dicevo all’inizio infatti, prendendo in prestito un verso di John Donne, nessun uomo è un’isola".
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