Italia
«Il centro sta morendo» Confcommercio, un sos
Le banche che stritolano le attività, la crisi, il centro cittadino divenuto un’isola Così viene spiegata la disfatta. Solidarietà a Tenucci: «La sua storia ci addolora»
LUCCA. «Il tessuto imprenditoriale della città di Lucca, così come accaduto nel resto d'Italia, ha dovuto fare i conti a partire dal 2008 con la crisi economica generale, i cui effetti si sono fatti sentire per anni e continuano purtroppo a farsi sentire ancora oggi, con risultati devastanti sotto gli occhi di tutti. Le cause della situazione odierna sono diverse: alcune di esse sono figlie di scelte compiute a livello nazionale, altre scaturite da politiche sbagliate a livello locale, che non hanno protetto e anzi, al contrario, hanno indebolito la cosiddetta Azienda Città che nel solo settore commerciale e turistico conta qualcosa come 4.000 addetti fra imprenditori, dipendenti e collaboratori, senza considerare l'indotto».
Comincia con un’analisi della situazione generale del centro storico la riflessione di Confcommercio sul fatto eclatante degli ultimi due giorni: la vicenda che ha coinvolto i negozi storici della famiglia Tenucci. Da Palazzo Sani, sede di Confcommercio, l’analisi è “firmata” dai suoi vertici territoriali: il presidente Ademaro Cordoni, il direttore Rodolfo Pasquini, il presidente della Commissione centro storico Giovanni Martini. Secondo loro, la causa di origine del tracollo del commercio sta nelle politiche adottate per il settore in senso ampio e per il centro storico di Lucca. Verso Tenucci esprimono solidarietà.
«Il commercio odierno - continuano - paga le scelte adottate dal sistema bancario a livello nazionale, che hanno ingessato il credito e bloccato le possibilità di investimento, tagliando in moltissimi casi le gambe a quelle attività che si sono trovate costrette a fare i conti con problemi di liquidità. Ma il commercio paga anche la scellerata politica delle liberalizzazioni che, anziché favorire un rilancio del settore, ha creato soltanto caos e danni incalcolabili. Oggi, sotto questo punto di vista, si sta provando a mettere un freno a Lucca con la recente moratoria per il settore della somministrazione, ma le aperture indiscriminate degli ultimi anni ormai hanno già lasciato segni irreparabili».
Quanto alla realtà locale, Confcommercio ritiene che paghi «scelte incomprensibili, dannose, persino capricciose portate avanti dalla politica sul piano della viabilità, dei parcheggi, dell'accesso, dei servizi e dei contenitori, che hanno svuotato e reso inaccessibile il centro storico. I varchi telematici, divenuti un autentico spauracchio per chi intende recarsi in città, con il risultato che in tanti preferiscono da tempo tenersi alla larga dal centro, per non rischiare le multe. Oggi la città si riempie solo sporadicamente, durante i weekend quando la gente ha più tempo a disposizione per passeggiare e può lasciarla anche lontano dalla città, oppure per eventi particolari. Ma questo non basta: serve una continuità ad oggi inesistente».
Confcommercio insiste anche su «servizi e funzioni, allontanati di continuo e per anni da una città svuotata con il risultato che migliaia di persone che prima venivano a Lucca con regolarità, lavoratori e fruitori, oggi si sono allontanate in maniera irreversibile. L'elenco sarebbe lungo e ancora non si vede la fine, come dimostra - tanto per rimanere alla stretta attualità - la volontà di far uscire dalla città anche il mercato ambulante dei Bacchettoni. I parcheggi a stallo blu, continuando nell'elenco, del tutto insufficienti per quelle che sono le esigenze di una città moderna: anche qua la nostra associazione porta avanti da anni la richiesta di ricavare mille posti auto all'interno della ex Manifattura, giudicandola l'ultima vera opportunità di dotare Lucca di un'offerta sul piano dei parcheggi consona alle sue necessità turistiche e commerciali, e aspetta adesso risposte concrete, urgenti e positive. I contenitori, a chiudere: la ex Manifattura, dunque, ma anche il Mercato del Carmine, per il quale continuiamo a attendere una programmazione futura che ne sancisca il rilancio, oltremodo necessaria per mille ragioni di natura non solo commerciale, ma anche storica, culturale e turistica».
Il commercio cittadino, conclude, «sta morendo, occorre essere chiari su questo: laddove un tempo c'era un centro storico riconoscibile e identificabile, unico nel suo genere e ricco di fascino e appeal, oggi stanno prendendo il sopravvento catene e marchi globalizzatie una somministrazione mordi e fuggi che sviliscono il valore del commercio tradizionale lucchese».
«Un insieme di fattori negativi che producono danni irreversibili e situazioni mediatiche eclatanti come quella del gruppo Tenucci, a proposito della quale la nostra associazione non può che esprimere un sentimento di profondo dolore che va al di là di qualsiasi giudizio che certamente spetterà ad altri emettere, e che scaturisce non solo da affetto personale, ma anche dalla convinzione che la chiusura di questa attività renderebbe Lucca più triste e povera».
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