Il Tirreno

Lucca

Chiusa anche la seconda boutique di Tenucci

di Federica Scintu e Luca Tronchetti
Chiusa anche la seconda boutique di Tenucci

Lucca, Equitalia ritira la merce anche dal punto vendita di piazza dell’Arancio

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LUCCA. Il manichino è ormai nudo, poggiato su uno dei banconi dove fino a ieri si potevano ammirare capi d'abbigliamento esclusivi di Tenucci in piazzetta dell'Arancio. Anche la seconda boutique, dopo quella storica in via Fillungo, almeno per ora, chiude.

Dentro, le commesse lavorano in maniera forse un po' più spedita del solito: spogliano le grucce da giacche e cardigan, da sciarpe di cashmere e maglie in pizzo macramé, per l'ultima volta.

Non ci saranno altri vestiti, non ci saranno più clienti da servire. Testa bassa, fanno la spola tra l'interno dell'elegante negozio che si affaccia sulla piazzetta dell'Arancio e il magazzino.

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L'ultima a essere svuotata è la vetrina principale del negozio: tutto deve essere impeccabile, fino alla fine o almeno questa è la sensazione che si respira.

Non ci sono né scatoloni né furgoni, niente che faccia pensare che nella boutique di Tenucci sia in corso un pignoramento: la consegna dei vestiti a Equitalia avviene con discrezione, in silenzio; finiranno all'asta, assieme a quelli del negozio di via Fillungo svuotato giovedì, per ripagare il debito di 900.000 euro che Equitalia ha contestato all’imprenditore Umberto Tenucci.

Lui non è lì e non è nemmeno nel negozio di abiti maschili, si è chiuso nel suo silenzio.

Per la famiglia Tenucci è appena cominciata un'altra giornata nera, da incubo.

Appeso alla vetrina un cartello: «Per motivi organizzativi siamo temporaneamente chiusi». Sotto due numeri di telefono.

Componiamo: «Non parlo con nessuno», dice lo storico commerciante con voce fioca ma ferma, prima di riattaccare la cornetta.

La visita dell'agenzia di recupero crediti è stata una vera mazzata, inattesa e capace di scombinare tutti i piani.

Umberto Tenucci è stato di fatto costretto a chiudere non solo il negozio da donna ma anche quello di abbigliamento maschile che si trova in via Fillungo e lunedì mattina andrà in tribunale per consegnare i libri contabili e chiedere l'autofallimento.

La visita di Equitalia è giunta a sorpresa, a poco più di un mese dall’apertura dell’inchiesta della guardia di finanza che ha contestato alla società titolare dei due negozi una maxi evasione fiscale, 6 milioni di euro spalmati su più anni.

Il legale di Tenucci, avvocato Paolo Mei, non sa spiegarsi i motivi dell’ultima azione, quella di Equitalia.

«Lunedì - dichiara il legale - prenderò visione della documentazione che ha portato Equitalia a eseguire il pignoramento. E dire che per quanto concerne l'inchiesta penale della guardia di finanza sulla presunta evasione fiscale stavamo iniziando a dimostrare che l'entità del sequestro preventivo per equivalente, 3 milioni e 700.000 euro sui 6 milioni e 400.000 accertati dalle fiamme gialle, era assolutamente infondata e decisamente inferiore. Dei due milioni e rotti di euro che la finanza sostiene abbia evaso il mio cliente nell’anno 2010, attraverso la documentazione acquisita e perizie eseguite siamo già scesi a 800.000 euro. E le indagini difensive legate a ulteriori accertamenti con adesione all'Agenzia delle Entrate avrebbero abbassato nuovamente il tetto dell'evasione. Oltretutto - aggiunge l’avvocato Mei -, prima del blitz di procura e finanza, avevamo un contenzioso in corso con l'Erario proprio per calcolare con esattezza quanto dovuto al fisco. Questo intervento a sorpresa di Equitalia compromette ogni nostro tentativo di sistemare i rapporti posti in essere dall'azienda e provoca un effetto domino, una reazione a catena che ci crea difficoltà anche nell'affrontare la vicenda giudiziaria che ha compromesso l'attività commerciale».

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L'avvocato Paolo Mei fa anche il punto sulle indagini della procura che sta scavando sulla presunta evasione fiscale.

«Siamo alla fase di avvio di conclusione delle indagini - spiega -. In qualità di legale della famiglia Tenucci ho fatto pervenire alla polizia giudiziaria una corposa memoria difensiva nella quale si spiegano certi passaggi e si ritiene assolutamente infondata l'entità dell'evasione contestata dalla magistratura sulla base degli accertamenti delle fiamme gialle. Stavamo appunto effettuando le perizie necessarie per dimostrare come la contestazione fosse errata e la cifra da pagare per il mio assistito inferiore al milione di euro, ma questo blitz di Equitalia ci tarpa le ali».

Nel primo pomeriggio di ieri Umberto Tenucci, che ha ricoperto in passato anche l’incarico di presidente di Confcommercio, è tornato nel negozio da uomo di via Fillungo, ormai già vuoto.

In piedi, poggiato a uno dei banconi, ha lo sguardo smarrito: i suoi occhi fissano gli scaffali in legno scuro, la luce è spenta, non c'è più nulla.

Bussiamo alla porta, Umberto Tenucci scuote la testa e un commesso elegante ribadisce il «no» del titolare a parlare.

Poco dopo si sposta nel negozio della piazzetta dell'Arancio: gli altri commercianti della zona osservano, riflettono, sono impietriti. Parlano delle loro difficoltà a pagare le tasse, del fatto che gli affitti dei fondi sono troppo alti e che avere un'attività nel centro storico di Lucca non conviene più perché le spese sono davvero onerose e i clienti sono sempre meno.

Fissano le veneziane che offuscano la visuale di quella che fino a ieri era una delle boutique più invidiate. Le dipendenti sono ancora dentro, a piegare e sistemare abiti da sogno: per loro questo potrebbe essere l'ultimo giorno di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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