Sicurezza
Omicidio stradale, fissata l’udienza
Lucca: perito informatico non si fermò a soccorrere il ferito catapultato in un campo
LUCCA. È stata fissata il 22 luglio l’udienza preliminare legata all’omicidio stradale con omissione di soccorso avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 agosto dello scorso anno e che costò la vita ad Achille Bianchini, 56 anni, domiciliato a Massarosa e residente a Tresana, scaraventato con la sua bicicletta in un campo mentre percorreva via di Vorno. A uccidere il ciclista senza poi fermarsi fu Claudio Andreoni, 33 anni, perito informatico, residente a San Lorenzo a Vaccoli e difeso dagli avvocati Giovanni Biagi e Romina Giusti. Stando all’accusa Andreoni si mise alla guida della sua Volkswagen Polo dopo aver assunto alcolici e sostanze stupefacenti (cannabinoidi) e imboccò a velocità elevata o comunque non adeguata alle dimensioni della strada la via di Vorno. In quello stato e a quella velocità tamponò violentemente la parte posteriore della bici di Bianchini che procedeva nella stessa direzione di marca catapultandolo nel campo sotto la sede stradale. Nel tremendo impatto il ciclista riportò un gravissimo trauma cranico, facciale e toracico: lesioni che non gli diedero scampo. Una volta tamponata la bici l’automobilista non si fermò, come prevede la legge, a prestare soccorso e tirò dritto sino a casa.
Le ultime ore. Secondo i dipendenti del ristobar «Le Nipoti di Frank» in via Guidiccioni a San Concordio l’automobilista «era così ubriaco che a un certo punto è crollato a terra due volte all'interno del locale. Quando lo abbiamo aiutato a rialzarsi e si è avvicinato al bancone per chiedere un altro bicchiere abbiamo rifiutato di somministrargli altra sostanze alcoliche e lo abbiamo invitato ad andarsene a dormire a casa per farsi passare la sbronza».E che non fosse lucido al momento di salire sulla sua Polo lo ha dichiarato pure Andreoni durante l'interrogatorio alla polizia stradale una volta costituitosi 24 ore dopo la tragedia.
La vittima. Lo sfortunato lavapiatti che lavorava in prova alla birreria «Lowengrube» non si sarebbe potuto salvare anche se fosse stato immediatamente soccorso Il gravissimo trauma cranico e le lesioni interne non avrebbero dato scampo a Bianchini nemmeno se l'automobilista, accortosi di aver investito una persona, fosse sceso e avesse telefonato subito alla centrale operativa del 118.
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