Gioco
Mense, proteste del comitato: «Ecco il pasto da cinque euro»
“La scuola che vogliamo Lucca" torna all’attacco sulle scarse quantità di cibo: i genitori postano una foto-denuncia sulla pagina Facebook del comitato
LUCCA. Pasta in bianco con una spruzzata di parmigiano, un filetto di sgombro e una manciata di pisellini. Questa volta la protesta del comitato “La scuola che vogliamo Lucca” passa da una fotografia pubblicata dai componenti del comitato sulla loro pagina Facebook.
Una foto-denuncia che i genitori commentano con indignazione soprattutto rispetto al costo che alcuni genitori hanno dovuto sostenere per quel pasto.
«Cinque euro e questa meraviglia per la vista - scrivono sul social network commentando la foto - Quanto potrà essergli costato? E quanto è andato sprecato? E il nostro diritto di scegliere cosa spendere e cosa fare mangiare ai nostri figli ancora calpestato per questa roba». Secondo i componenti del comitato, soprattutto nelle scuole che servono il pranzo ai bambini con i vassoi monoporzione, «le dosi del cibo continuano a essere scarse e spesso i bambini, anche a causa dei cibi che gli vengono proposti, mangiano poco o nulla col risultato che molte delle pietanze finiscono spesso nel cestino». A fronte di questo c’è poi una spesa per il servizio mensa che i genitori del comitato hanno da sempre ritenuto troppo elevata rispetto alla qualità offerta in tavola.
«Sulla nostra pagina Facebook - spiegano ancora dal comitato “La scuola che vogliamo Lucca” - stiamo cominciando ad avere un po’ di materiale fotografico che dimostra che non è la prima volta che le dosi sono così scarse. Ieri è stato particolarmente eclatante ma non è un caso isolato. Per non parlare dello spreco alimentare che secondo noi è sempre troppo alto: i cestini a fine pasto sono pieni di cibo che viene buttato perché ai bambini non piace o perché l’aspetto non invoglia».
Intanto il comitato continua a portare avanti anche l’iniziativa che prevede di dare il pasto da casa ai bambini tutti i lunedì e i giovedì. «L’adesione c’è - confermano dal comitato - anche se non mancano i problemi di gestione legati soprattutto alle regole interne alle scuole. Per chi ha i refettori infatti, è necessario organizzarsi per far sì che i bambini che portano il pasto da casa possano mangiarlo prima o dopo rispetto a quelli che usufruiscono del servizio mensa. Questo ovviamente scoraggia anche i genitori che magari vorrebbero aderire alla protesta ma che, di fronte a questa divisione, decidono di lasciar perdere. Noi invitiamo tutti a partecipare agli incontri che organizziamo perché nessuno può vietare ai bambini di mangiare il pasto portato da casa. E di fronte a un servizio così scarso ma allo stesso tempo costoso, ci sembra incomprensibile che non ci sia una reazione indignata».
(f.s.)
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