Il Tirreno

Lucca

Sulla Francigena contro le barriere

Sulla Francigena contro le barriere

Pietro Scidurlo percorre il cammino in handbike per renderla a misura di disabile

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LUCCA. Trovare la propria strada facendo un cammino, lento, lungo, a tratti faticoso e, una volta portato a termine, ritrovarsi cresciuti, arricchiti. E non importa se la disabilità sembra remare contro la realizzazione di questo sogno. Pietro Scidurlo, 37 anni, ha creduto in questa impresa e nonostante le sue gambe non gli consentano di pedalare ha deciso comunque, in sella alla sua handbike e in compagnia di quattro amici che fanno parte della sua associazione “Free wheels onlus”, di affrontare la via Francigena proprio con l’obiettivo di mettere nero su bianco tutti gli ostacoli e le barriere architettoniche presenti lungo il cammino. Il suo viaggio è cominciato il 28 marzo: Pietro e il suo team percorreranno in tutto 830 chilometri per poi arrivare a Roma dove il 12 aprile incontreranno Papa Francesco. Il trentasettenne è arrivato ieri a Lucca ed è stato accolto dai rappresentanti delle istituzioni all’interno della Casa del Boia dove ha raccontato cosa l’ha spinto a intraprendere il cammino della Francigena e quali sono le difficoltà che finora ha incontrato. Il suo progetto è supportato anche dai parlamentari dell’intergruppo “Via Francigena”. «È cominciato tutto con Santiago di Compostela - racconta Scidurlo - quando ho intrapreso il cammino mi sono reso conto delle enormi difficoltà che chi ha delle disabilità incontra lungo il viaggio. Così, quando sono tornato, ho lavorato per creare “Santiago per tutti”, una guida che spiega quali sono i percorsi accessibili a tutti. Ora l’obiettivo è quello di fare la stessa cosa anche con la via Francigena. Questo cammino è un sogno, speriamo che la via Francigena per tutti possa esistere». Durante le varie tappe, Pietro Scidurlo e il suo team prendono appunti su tutto ciò che non va: dagli scalini alla larghezza della ciclovia, in alcuni punti troppo stretta per le handbike. Quella di Scidurlo è una squadra molto affiatata, che ogni giorno lo supporta. Due dei componenti Pietro li ha conosciuti proprio durante il cammino di Santiago di Compostela. «Senza i miei compagni - conclude Pietro - questo viaggio non sarebbe possibile. C’è sempre chi ha una buona idea e poi ci sono quelli che la rendono possibile».

(f.s.)

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di Redazione web