Proteste
«Amo Puccini Al Giglio dirigerei gratis Il Trittico»
Friedkin, il regista de L’Esorcista, a Lucca per il Film Festival ha una passione per il maestro e per tutte le sue opere liriche
LUCCA. Farebbe il regista de Il Trittico di Puccini al teatro del Giglio solo per piacere. «Lo dirigerei dovunque - dice -, ma specialmente qui, perché in un teatro così piccolo risalterebbe l'essenzialità dei suoi tre atti unici, meravigliosi e pieni delle più belle melodie mai composte nella storia della musica». Che il famoso cineasta statunitense William Friedkin fosse appassionato di opera, e in particolare di Puccini, non era un mistero. Ma questo suo inaspettato autoinvito fa certamente scalpore. Non è da escludere che a rafforzare l'ammirazione del regista - 81 anni, ospite d'onore del Lucca Film Festival - stia contribuendo la sua permanenza in città, a stretto contatto con i luoghi del maestro.
In questi giorni Friedkin - autore de L'esorcista e Il braccio violento della legge, per citare due dei suoi film - ha dato la disponibilità anche a raccontare in un documentario il suo legame con il compositore. I set delle riprese sono la casa natale-museo, la chiesa di San Paolino, il teatro del Giglio e il duomo: Friedkin li ha visti per la prima volta, non essendo mai stato finora a Lucca.
Che impressione ha avuto della città?
«È una delle più belle e più pure che abbia mai visitato, un esempio mirabile di luogo dove si possono vedere le meraviglie del passato e conoscere la storia, fin dall'antichità. La gente, poi, è ospitale, mite, gentile, si ferma e si parla: evento raro oggi. E ne adoro il silenzio, un silenzio essenziale, impossibile da trovare nelle città degli Stati Uniti, ma anche a Roma. Che è bellissima, ma Lucca rispetto alla capitale italiana è come uno splendido giardino. Ora capisco meglio ciò che ha potuto ispirare Puccini».
Si riferisce a qualcosa in particolare?
«Intendo la generale atmosfera della città, ma anche un monumento specifico: quello di Ilaria Del Carretto. Vedendo questa statua è impossibile restare indifferenti e non commuoversi, provare passione e un tumulto di emozioni: una giovane donna morta, immortalata nel marmo in modo mirabile. Penso che Puccini possa essersi ispirato a lei per Madama Butterfly».
Perché ama il maestro?
«È uno dei più grandi compositori di melodia, capace di trasmettere emozioni dentro chiunque con le sue opere, dove ci sono il dramma e la commedia. Ma quella che ne riassume l'essenza, a mio parere, è il Trittico (composta dagli atti unici Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, ndr): melodramma, tragedia e commedia».
Dove ha diretto la regia de Il Trittico?
«Due volte negli Stati Uniti alcuni anni fa: Gianni Schicchi a Washington, Suor Angelica e Il tabarro a Los Angeles. In entrambe le occasioni ho avuto a disposizione ampi contesti, perché sono teatri enormi. A Lucca sarebbe tutto ridimensionato, adattato agli spazi più piccoli e quindi semplice ed essenziale: quello che mi piace di più, per far risaltare la musica».
Quando ha scoperto Puccini?
«Il mio primo incontro con lui è avvenuto grazie alla radio. Iniziai a sentire nello stesso periodo Tosca, Manon Lescaut e Madama Butterfly che negli Stati Uniti venivano e vengono trasmesse ogni giorno. Mi colpì questa melodia meravigliosa, così sussurrata e poco urlata rispetto alle musiche di Verdi e di Wagner, spettacolari ma dai suoni troppo grandi e potenti. Soprattutto Wagner urla, mentre quello di Puccini è un mormorio: e spesso quello che incide di più - non solo nella musica - è il sussurro, non l'urlo».
Con Verdi, però, si è cimentato.
«Sì, certo. Due regie dell'Aida al Regio di Torino. Ma anche in questo caso c'entra Puccini. A portarlo verso l'opera fu proprio l'Aida verdiana, che vide da giovane - recandosi a piedi da Lucca nella località dove veniva rappresentata - e ne rimase così colpito da scegliere la strada della composizione operistica, sviluppandola poi in modo completamente diverso da Verdi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
