Il Tirreno

Lucca

Concordato per le case di extra lusso

di Luca Cinotti
Concordato per le case di extra lusso

In gravi difficoltà la società Edilsviluppo Ha recuperato l’ex Bankitalia e palazzo Magrini

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LUCCA. Grandi e piccoli, di lusso o popolari. La crisi dell’edilizia non ha risparmiato, e non risparmia nessuno. Una settimana fa il Tribunale di Lucca ha dichiarata aperta la procedura di concordato preventivo della Edilsviluppo, una società molto nota a Lucca per aver lavorato su due immobili di extralusso: l’ex Banca di Italia fra via Mordini e piazza del Carmini e palazzo Guinigi-Magrini in via Fillungo, accanto al Liceo Artistico.

Recuperi di pregio, che si sono andati ad aggiungere a un portafoglio di tutto rispetto, con molte proprietà sia in Lucchesia che in Versilia: fra i soci della Edilsviluppo, infatti, c’è la Finedil di Cesare Lazzarini, da decenni al top dell’immobiliare a Viareggio. Accanto a Lazzarini, la Pi. DA di Firenze, società che fa capo ai figli dell’ex presidente della Lucchese Egiziano Maestrelli.

I lavori nei due palazzi cominciarono a metà degli anni Duemila. A oltre dieci anni di distanza, però, rimangono invenduti appartamenti in entrambi i complessi. E si tratta di immobili dalla valutazione milionaria, certo non alla portata di tutti i portafogli.

Questo è stato il “colpevole” numero uno delle difficoltà della società, come ricorda anche la richiesta di concordato guardando al futuro: «Le prospettive, nel breve termine, non lasciano presagire una ripresa importante». Oltre a questo, Edilsviluppo ha pagato «la conseguente consistente forte contrazione di volume delle compravendite immobiliari, oltreché la sopravvenuta scomparsa di qualsiasi interessi a sviluppi immobiliari di aree edificabili a destinazione residenziale e commerciale». Non si compra l’edificato (nel 2014, ultimo bilancio disponibile, la società ha piazzato solo un’abitazione a Forte dei Marmi) e ancora meno si costruisce del nuovo.

Così aumentano gli oneri finanziari e la difficoltà di far fronte agli impegni con le banche. E proprio l’opposizione di un istituto di credito («peraltro - si legge nei documenti - con credito di marginale entità rispetto alla globale esposizione») a un piano di risanamento ha portato alla decisione degli amministratori di chiedere un concordato. Con l’importante “effetto collaterale” di bloccare tutti gli eventuali decreti ingiuntivi. Non ci sono, invece, al momento richieste di fallimento notificate all’azienda.

Lo scopo del piano concordatario è semplice: vendere al miglior prezzo possibile gli immobili rimasti e anche la partecipazione nella società Valle Verde, dove si ritrova anche la Finedil. La mission della Valle Verde dovrebbe essere la trasformazione e la valorizzazione turistica dell’area omonima tra Massarosa e Viareggio: un progetto del quale si parla da anni senza però aver mai visto niente di concreto.

Il progetto è di chiudere il concordato entro il 2019 e di riuscire così a soddisfare buona parte dei creditori.

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