Finanza
Da Parigi a Lucca «perché è una città dall’anima speciale»
La scrittrice francese Destremau ha scelto di vivere a Pieve Santo Stefano: «C’è l’atmosfera ideale per scrivere»
LUCCA. «Non ci troverai niente di straordinario né di spettacolare, ma i colori, i frutti, le piazze ombreggiate e, oltre le mura, strade costeggiate da oliveti e ginestre. Vedrai che la vita là non ti è nemica».
Così vent’anni fa Yolaine Destremau, scrittrice francese che vive tra Parigi e le colline di Pieve S. Stefano, parlava di Lucca nel suo primo racconto, “L'ombra delle jacarande”, ora tradotto in italiano insieme ad altri suoi due lavori. Le tre storie sono riunite nel volume “Le ribellioni”, edito da Barta e la cui traduzione è opera della lucchese Marta Giusti: dopo Lucca lo scorso febbraio, venerdì 1 aprile sarà presentato a Milano al Bookpride.
Quando ha scritto “L'ombra delle jacarande”, Yolaine Destremau risiedeva stabilmente a Parigi e a Lucca veniva in vacanza o a trovare gli amici conosciuti fin dal periodo degli studi giovanili a Firenze.
È stato grazie al libro e a una mail “spam” non ignorata che, quattro lustri dopo il romanzo, Yolaine ha sperimentato nella vita reale ciò che aveva descritto nella finzione.
Due anni fa, infatti, insieme con il marito ha acquistato la casa a Pieve S. Stefano, dove vive gran parte dell'anno, alternandosi con Parigi.
Una scelta che ha molto a che fare con il messaggio di posta indesiderata ricevuto poco tempo prima.
Perché non l'ha ignorato, come si fa di solito?
«Recava come oggetto “L'ombra delle jacarande”, così mi ha incuriosito e l'ho aperto».
Chi gliel'aveva scritto?
«Marta Giusti, che per me era una sconosciuta. Mi proponeva la traduzione in italiano del libro, di cui aveva visto l'edizione francese. Era rimasta attratta perché in copertina c'era un'immagine di Lucca».
Che cosa ha pensato?
«Ero sorpresa ed emozionata. Mi tornava davanti qualcosa che avevo scritto tanto tempo prima e di cui non avevo mai pensato a una versione italiana. Ho risposto a Marta e la settimana dopo ci siamo incontrate, trovandoci in piena sintonia. Mancava ancora l'editore, ma grazie a un'amica nel giro di due mesi ho conosciuto Barta, piccola casa editrice di San Giuliano Terme, il cui responsabile si è fin da subito mostrato disponibile e ha dato il via alla pubblicazione, riunendo i tre racconti».
Ha deciso allora di acquistare la casa e vivere più stabilmente a Lucca?
«Sì, la scelta è arrivata dopo questo insieme straordinario di eventi. E anche in quest'occasione sono stata fortunata: mio marito e io abbiamo visto la casa e abbiamo capito immediatamente che era la nostra».
Così ha potuto sperimentare quello che aveva descritto nel racconto “L'ombra delle jacarande”.
«Ma sapevo già che la vita in Italia non era nemica. Lo avevo provato da giovane studentessa di arte nei periodi trascorsi a Firenze a Roma. Da allora ho sempre avuto un'attrazione irresistibile, che non mi ha mai fatto smettere di tornare e, alla fine, mi ha portato a viverci. Mi piace la gente e la vita italiana, il modo di esternare, la libertà che si respira, l'amicizia che lega le persone. È un Paese che si è dimostrato sempre molto generoso con me e dove non ho mai avuto esperienze negative. Mi dispiace che in Europa l'Italia abbia una pessima reputazione, ma non rinuncio mai a fare una propaganda a favore, cercando di smontare tanti luoghi comuni».
Perché ha scelto Lucca?
«E' una città con un'anima speciale, molto vitale e dove c'è sempre qualcosa da fare tra concerti, mostre, mercati e altri eventi. È piena di ricchezze artistiche e disseminata di belle cose da vedere anche in campagna: ogni cinque chilometri è possibile soffermarsi ad ammirare qualcosa. Senza contare la sua posizione strategica: a pochi chilometri c'è l'aeroporto di Pisa che mi permette di essere a Parigi in un'ora, poi è vicina al mare e a tante località. Ho una lista di posti ancora da visitare, ma spostarsi da casa e da Lucca è difficile perché ci stiamo benissimo».
È cambiata la città da quando l'ha conosciuta anni fa?
«A quel tempo non c'erano i turisti che la riempiono oggi, soprattutto d'estate. Ma non si è snaturata, la sua anima speciale è rimasta intatta».
Com'è la sua vita lucchese?
«Non più da turista. A casa lavoro ai miei libri, con mio marito facciamo l'olio e partecipiamo alla vita della comunità. Ormai siamo totalmente implicati».
Ha già pronto il prossimo libro?
«Sì, e ne sto preparando ancora un altro. A Pieve Santo Stefano c'è l'atmosfera ideale per avere ispirazione e scrivere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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