Il Tirreno

Lucca

Uno spazio per il passato della Piana

di Nicola Nucci

Entro la fine dell’anno un’esposizione per i reperti archeologici emersi durante gli scavi per i lavori del casello

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CAPANNORI. Tesori nascosti, ancora troppo poco valorizzati. Tesori nuovi, da riscoprire e vedere. Entro fine anno sarà completato il restauro dell'edificio ligneo riportato alla luce nell'area del Frizzone durante gli scavi del 2006 in occasione dei lavori del casello autostradale.

L'edificio, una capanna in legno di quercia risalente alla seconda metà del II secolo a.C, rappresenta un unicum in Italia. Il restauro, finanziato dalla Cassa di Risparmio di Lucca, è affidato al laboratorio Piacenti di Prato (lo stesso della chiesa della Natività di Betlemme) dove è conservato lo straordinario reperto archeologico. L'obiettivo del Comune, in accordo con la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, è quello di realizzare entro fine 2016 un'esposizione al museo archeologico Athena di Capannori: una sala tematica sul Frizzone che comprenda anche i resti dei "morticini" di 2150 anni fa, rinvenuti negli stessi scavi.

Si trattò di una scoperta che all'epoca suscitò un grande clamore nell'opinione pubblica e tra gli archeologi. «L'edificio ligneo restaurato sarà esposto al museo civico di Capannori – annuncia Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza per il territorio lucchese – dove sono già presenti gli scheletrini, il cui interesse però è calato dopo che sono stati restaurati ed esposti al museo capannorese».

Il 2017 quindi dovrà essere l'anno di un nuovo slancio per il polo archeologico in via Piaggia: «L'allestimento della sala – spiega il direttore del museo Alessandro Giannoni – sarà l'ultima tappa di un percorso per dare nuova linfa ai reperti archeologici del territorio, tra cui spicca questa capanna rettangolare, in ottimo stato di conservazione, che faceva parte di un piccolo villaggio di liguri a Lucca. L'attività è in divenire, abbiamo in cantiere mostre e conferenze».

Gli altri siti aperti sono in via Martiri Lunatesi, per il quale proprio in questi giorni è arrivata l'autorizzazione ministeriale a procedere con gli scavi (in area comunale) condotti dal museo civico di Capannori, col sostegno economico della Fondazione Banca del Monte; e a Tassignano, uno scavo didattico dei volenterosi archeologi in erba della scuola elementare.

Da Capannori a Porcari, dove in questi giorni nella sala didattica nell'istituto Cavanis sono esposti i reperti rinvenuti trent'anni fa nell'insediamento dell'area di Fossanera, che poi prese il nome di parco delle 100 fattorie romane del Frizzone. Studiosi di tutto il mondo si occuparono della scoperta di notevole portata. Da allora sono state molte le campagne di scavo realizzate nella zona, portando alla luce quello che venne definito da molti come uno dei siti archeologici più importanti del centro Italia: «L'eccezionalità di Fossa Nera non è tanto nella conservazione dei resti, tra cui un'abitazione rurale di età romana, quanto nel contesto ambientale e paesaggistico», spiega Ciampoltrini.

Due anni fa lo storico parco archeologico è stato sistemato e ripulito con un nuovo percorso, cartelli ed un'area di sosta per rendere l'area archeologica più funzionale dai visitatori. Peccato però che accedere al sito sia un'impresa da Indiana Jones. La strada per raggiungere gli scavi è impraticabile ai mezzi turistici e non solo, in grande parte sconnessa e quando piove è allagata. E serve una cura costante perché la vegetazione non rischi di tornare a ricoprire gli scavi, lasciando solo le foto a documentare il lavoro fatto fino ad ora. Cialpoltrini è categorico. «È impensabile fare lì strade nuove, semmai si può programmare un'accesso a piedi».

La sensazione resta quella di una risorsa poco sfruttata: «Certo, si può fare ancora molto, anche se il Comune di Porcari, con il consigliere Angelo Fornaciari, hanno fatto molto in questi ultimi anni e per la prima volta c'è uno sguardo d'insieme per rileggere il territorio della Piana di Lucca. Spostandoci su Lucca merita attenzione il sarcofago in piombo, in corso restauro a Firenze, ritrovato nell'area del nuovo ospedale e che getta nuova luce sul periodo della tarda antichità. Emerso durante lo scavo di due tombe d'età romana rientra nella fitta sequenza di ritrovamenti avvenuti nell'area del San Luca».

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