Il Tirreno

Lucca

«Sei straniero, in discoteca non entri»

«Sei straniero, in discoteca non entri»

Un diciannovenne dello Sri Lanka racconta la sua esperienza. Il locale: «Non discriminiamo, lavoriamo per la sicurezza»

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Gli stranieri oggi non possono entrare, la direzione del Kukù ha deciso così».

A dirlo è un ragazzo originario dello Sri Lanka che la domenica di Pasqua, insieme a un gruppo di amici, aveva deciso di trascorrere la serata nella discoteca di Antraccoli.

«Io ho 19 anni - dichiara il giovane Supun, originario dello Sri Lanka, al telefono -. Eravamo in tutto circa una ventina di ragazzi, alcuni minorenni. Siamo arrivati all’ingresso della discoteca e ci siamo messi nella fila dei “non in lista”. La coda ha cominciato a scorrere e quando io e il mio amico italiano, gli ultimi della fila del gruppo, siamo arrivati alla sbarra abbiamo mostrato i documenti che ci hanno chiesto di esibire. A quel punto il buttafuori all’entrata ha abbassato la sbarra bloccandoci l’ingresso. Lì per lì non ci ho fatto tanto caso, ho pensato che dopo poco avrebbero riaperto e invece i minuti passavano e la sbarra non si sollevava mai». Stando al racconto di Supun, lui e il suo amico aspettano con pazienza ma, vedendo che il tempo passa, chiamano al cellulare gli amici che nel frattempo erano entrati nel locale.

«Due o tre di loro sono usciti e hanno cercato di capire come mai non ci facessero entrare - racconta ancora il diciannovenne -. Sulle prime la persona all’entrata prende tempo. Dopo mezz’ora la risposta: “Gli stranieri oggi non possono entrare, la direzione ha deciso così».

Supun e l’amico rimangono di stucco; oltretutto non è la prima volta che il diciannovenne dello Sri Lanka, che vive a Lucca, entra nel locale. I due amici chiamano il padre di uno di loro, che arriva e anche lui chiede spiegazioni. Ma, sempre secondo il racconto, «il buttafuori nega quanto ha detto prima e dice di non saperne niente». A quel punto Supun a malincuore torna indietro ma si ripromette di rivolgersi a un legale.

Contattata, la direzione della discoteca, spiega che «per gestire i flussi dei clienti in ingresso e in uscita ci rivolgiamo a un’agenzia abilitata». Quanto al fatto specifico, viene spiegato che all’origine non esistono «motivi di razzismo» ma solo una cautela «per salvaguardare la sicurezza di quanti partecipano alle serate nel locale». «Per noi più gente entra, meglio è - continua -. Ma se poi succede qualcosa siamo passibili di sospensione dell’attività o di chiusura del locale, come è successo anche di recente. I due ragazzi non sono stati fatti entrare per un problema di nazionalità, ma perché non ci convincevano. È successo a volte anche che non abbiamo fatto entrare avventori italiani. Non escludo che in alcuni casi non siano state fatte entrare anche persone tranquille che non davano adito a rischi di sicurezza. Ma per tutelarci dobbiamo comportarci così». L’accesso negato alla discoteca è stato raccontato dai due giovani in questione in prima battuta sui loro profili Facebook e il fatto si è diffuso. Adesso Supun promette che andrà fino in fondo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web