Il Tirreno

Lucca

Isis e baby-bande nell’omelia del vescovo

Il discorso di Italo Castellani per la messa di Pasqua in Cattedrale: «Siate artigiani del perdono»

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LUCCA. Dall’ultima strage provocata dall’Isis a Bruxelles alle baby-bande che in questo periodo sono state protagoniste di episodi di violenza in città. È a partire da questi due recenti fatti di cronaca che l’arcivescovo Italo Castellani “costruisce” la sua omelia di Pasqua: un discorso che non tralascia l’Anno Santo e l’invito a essere «comunità dalle “Porte Aperte” e “Laboratorio di diversità”» come ribadito spesso da Papa Francesco.

«”Saranno giorni bui! …": con questo commento l'Isis si è attribuita la paternità della strage di Bruxelles - si legge nell’incipit dell’omelia - mentre il Vangelo della Passione del Signore in questi giorni ci documenta con queste parole la morte del Signore: "Si fece buio su tutta la terra"». E ancora. «”Chiodi nei corpi delle vittime": informano i mass media, mentre il Vangelo ci ricorda: "Lo inchiodarono su una croce" - si legge - In questo scenario di dolore e morte per i tristi avvenimenti di cronaca di questi giorni irrompe l'annuncio Pasquale della Risurrezione del Signore che, per i credenti, segna il trionfo della vita sulla morte».

Castellani invita poi i fedeli a essere «artigiani del perdono» e «testimoni di tenerezza», come già chiesto da Papa Francesco. «Ciascuno di noi - si legge ancora nell’omelia - è “artigiano del perdono” nella misura in cui intesse giorno dopo giorno, relazioni di perdono donato e ricevuto, di riconciliazione e di pace. La pace si fa tutti i giorni, è un lavoro artigianale. Si fa con le mani. Si fa con la propria vita. Non odiare mai. E se uno ti fa del male, cerca di perdonare». L’arcivescovo invita poi i credenti a «coltivare concreti gesti di tenerezza verso le persone più indifese, dai bambini agli anziani, dai profughi ai rifugiati che cercano accoglienza tra noi».

Sempre sull’omda di questo spirito, Castellani parla anche degli adolescenti lucchesi. «Uno sguardo e una vicinanza particolare desidero in questa Pasqua riservarlo ai nostri adolescenti che si stanno costituendo, nella nostra città e sul territorio, come "baby bande" - si legge nell’omelia pasquale - i fatti di cronaca li accolgo come una invocazione d'aiuto dei nostri giovanissimi e una provocazione all'inerzia o, forse, smarrimento di noi adulti, delle comunità cristiane e della società civile».

Poi l’invito a essere una comunità dalle porte aperte, senza la paura dell’incontro con la diversità.

«Una chiesa con "il volto di mamma", dice Papa Francesco, "sempre più vicina agli abbandonati - si legge nella parte conclusiva del discorso del vescovo - una chiesa che comprende, accompagna, accarezza". Ma anche una comunità che sia “laboratorio di diversità”. In questi giorni ho letto di una famiglia composta da una mamma cattolica, un papà protestante, una cugina sposata con un musulmano. Tali sono già le nostre città, i nostri paesi: la comunità cristiana è un “segno dei tempi” nella misura in cui testimonia la capacità d'incontro e di dialogo con tutti».

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