Il Tirreno

Lucca

Gli “Sguardi paralleli” di Morellet e Ballocco incantano il pubblico

di Paola Taddeucci

Inaugurata la mostra allestita dalla Fondazione Ragghianti nella sede di via S. Micheletto: sarà visitabile fino al 26 giugno

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LUCCA. Quasi sconosciuti al pubblico di massa, ma tra le figure più importanti nell'arte e nella cultura del Novecento. Sono il francese Francois Morellet, 90 anni, tra i maggiori artisti visuali del mondo, e Mario Ballocco, geniale pittore e teorico milanese, scomparso nel 2008 a 95 anni e protagonista di una riscoperta che di mese in mese sta facendo volare le sue quotazioni.

Per la prima volta è possibile seguire il loro percorso di innovatori, pieno di similitudini pur non essendosi mai conosciuti, nella mostra "Sguardi paralleli", allestita dalla Fondazione Ragghianti nella sede di via S.Micheletto, dove è stata inaugurata nel pomeriggio di ieri e resterà aperta fino al 26 giugno a ingresso gratuito. Al vernissage erano presenti le nipoti di Ballocco e Morellet, rispettivamente Gabriela Mariotti e Rachel Morellet. Circa settanta le opere proposte, alcune delle quali mai esposte finora, come i quadri al neon realizzati negli anni ’60 da Morellet, i cui lavori sono oggi il fiore all'occhiello di molte capitali europee. È il primo tentativo di accostare le strade parallele dei due artisti, precursori già dall'inizio degli anni ’50 - l'uno in Francia, l'altro in Italia - dell'arte cinetica e programmata, e in certa misura dell'Optical Art, esplosa poi successivamente come tendenza generale.

Comune e precoce fu, per loro, l'attenzione alle questioni percettive, alla visione e al movimento, al problema della forma e del colore, all'interdisciplinarietà e al rapporto con il design. «Perfino alcuni fattori costitutivi del loro lessico artistico - dice Paolo Bolpagni, curatore della mostra e presidente del comitato scientifico della Fondazione - mostrano somiglianze insospettabili: basti confrontare le "trame" di Morellet con i "reticoli" di Ballocco». I parallelismi, insomma, sono numerosi e calzanti, a tratti sorprendenti. Come sorprendenti sono le opere, la cui riproduzione fotografica contenuta nel catalogo - sebbene di altissima qualità - mai come in questo caso si rivela insufficiente a renderne la forza e l'impatto visivo. Sono quadri da ammirare dal vero: per i colori, la perfezione delle forme, il ritmo delle linee, l'effetto ottico, i materiali usati. Del resto l'esposizione è stata pensata proprio con uno sguardo divulgativo. «Non per richiamare l'attenzione di una cerchia di studiosi - sottolinea Bolpagni -, ma per tutti».

E i percorsi paralleli di Ballocco e Morellet forniscono molti spunti per capire quanto la loro opera non solo abbia influenzato le espressioni artistiche di oggi, ma anche la vita di tutti i giorni. Ballocco, per esempio, fu l'inventore della cromatologia, metodo interdisciplinare per la soluzione di problemi visivi di interesse collettivo. In altre parole, qualcosa che ha molto a che fare con noi, tipo i quaderni scolastici o il colore di ambulanze e stanze d'ospedale. Grande importanza, poi, è stata la loro ricerca sulla forma e sul colore anche per altri aspetti. Al centro dell'attenzione di entrambi infatti, è lo studio dei meccanismi della visione e dei fenomeni ottici. La mostra - realizzata in collaborazione con l'Archivio Ballocco e lo Studio Morellet - è completata da documenti, fotografie, cataloghi, riviste d'epoca e da dipinti di Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla, protagonisti dell'astrattismo italiano. Orario 10-13 e 15-19 tutti i giorni eccetto il lunedì, ma il 28 marzo e il 25 aprile la mostra sarà eccezionalmente aperta.

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