La manifestazione
Il tesoro dimenticato che attraversa la Piana
Dalle colline di Capannori a Lucca seguendo l'acquedotto Nottolini, monumento dell'ingegneria immerso nella natura
LUCCA. Chi si trova a passare dall’A11, e non ne conosce la storia, può scambiarlo per un acquedotto romano. Un errore anche legittimo, ma quello che si vede dall’autostrada, pur sfuttandone lo stesso principio, fu realizzato un paio di millenni dopo. È l’acquedotto del Nottolini, opera nata all’inizio del diciannovesimo secolo per portare l’acqua dalle sorgenti capannoresi de Le Parole d’Oro fino a Lucca. Non dentro le mura, come prevedeva il progetto iniziale, ma lì vicino, a San Concordio. Oltre tre chilometri di condotta che per quasi 130 anni ha svolto la sua funzione. Dal 1833, quando l’acquedotto progettato dall’ingegnere Lorenzo Nottolini dopo 10 anni di lavori vide la luce, fino al 1962, quando il progresso, sotto forma di ampliamento dell’ A11 (che fino a quel momento passava sotto l’acquedotto, che era stato modificato ad hoc), non costrinse ad abbattere troppi pilastri per pensare di tenerlo funzionante.
Del resto mica era un vero acquedotto romano, era un falso storico: questo devono aver pensato i progettisti. Ma, seppur comprensibili le necessità della viabilità, e l’impossibilità di trovare soluzioni alternative all’abbattimento, quell’opera costituisce una preziosa testimonianza del nostro passato. Doppiamente preziosa: per il suo valore tecnico e architettonico e perché può rappresentare un piccolo tesoro da valorizzare. Eppure, seppur sostanzialmente integra, a parte brevi tratti proprio a ridosso della “ferita dell’A11, sembra che chi di dovere non riesca a comprendere fino in fondo la sua importanza. Un po’ come avvenne nel 1962. Questo sembra valere soprattutto per la meta finale dell’acquedotto, il Tempietto di San Concordio, come viene chiamata la cisterna in cui confluivano le acque.
Oggi è un edificio abbandonato a se stesso, circondato da vecchie impalcature a testimoniare la volontà di un restauro mai fatto. Impalcature a loro volta racchiuse, come il resto del Tempietto, da una recinzione di fortuna. Peccato, magari ripulendo e mettendo in sicurezza l’edificio, e chiudendo la porta di accesso (oggi rotta), potrebbe rappresentare un bel punto di partenza (o di arrivo) per un’escursione nella natura che circonda Lucca. Un percorso da fare a piedi o in bici (e durante la camminata fino alle sorgenti ne abbiamo incontrati parecchi che sfruttavano questa possibilità), e capace di intersecarsi con altri percorsi museali a cielo aperto, come la Via Francigena o la Via dell’acqua. Anche perché, a parte qualche (fortunatamente rara) opera di vandali della bomboletta spray, i tre chilometri e passa di sentiero parallelo al Nottolini sono piacevoli da percorrere. Certo, magari mettere delle strisce pedonali là dove incrocia le strade non sarebbe male (anche se in un paio di casi l’attraversamento sarebbe pericoloso), ma l’unico grande ostacolo è il cavalcavia autostradale per i pedoni. È aperto e percorribile, ma tra sporco e lamiere arrugginite occorre un po’ di coraggio per affrontarlo.
Continuando si arriva alla meta del viaggio, il Tempietto di Guamo, il deposito di raccolta delle acque da portare a Lucca. Molto bello, in un ambiente circostante notevole e anche abbastanza ben tenuto, nonostante qualche erbaccia di troppo. Peccato per il cancello chiuso che impedisce l’accesso alla terrazza che lo circonda, e dalla quale (ma possiamo solo immaginarlo) la vista deve essere straordinaria.
LE FOTO: [[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:foto-e-video:1.13179692:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/foto-e-video/2016/03/23/fotogalleria/a-passeggio-lungo-l-acquedotto-1.13179692]]
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