La manifestazione
Orsini a sorpresa: «In autunno torno al Giglio»
L’attore ultraottantenne porterà sul palcoscenico lucchese “Il gioco delle parti” di Pirandello
LUCCA. Il tempo è passato sul suo volto senza scalfire il fascino tenebroso da tombeur de femme: il suo sguardo azzurro per decenni ha fatto strage di cuori. E non ha intaccato neanche la verve e il vigore che dopo sessant'anni di attività lo fanno essere ancora uno dei protagonisti del palcoscenico. La personalità e il carisma di Umberto Orsini, a 82 anni, sono indiscutibili, così come la sua professionalità e la vivacità fisica e mentale che ha incantato per tre giorni la platea del l Giglio, dove ha recitato ne "Il prezzo" di Arthur Miller.
Orsini si racconta dal suo camerino, da dove confessa il suo amore Lucca che conosce da anni e per il suo teatro, dove più volte ha recitato. «Un ambiente accogliente e con un pubblico caloroso e competente, proprio quello in cui desidererei portare "Il gioco delle parti" che in autunno riprenderà la tournée italiana che vorrei facesse tappa anche Lucca, dove torno sempre con grande piacere» dichiara Orsini. Una vita sul palcoscenico la sua, attore conteso anche da registi cinematografici come Visconti e Zeffirelli con i quali ha lavorato in eccellenti produzioni, preferendo il palcoscenico al set. Un sodalizio decennale con Luca Ronconi con cui ha condiviso molti progetti teatrali. In prevalenza classici, ma anche drammi umani e tematiche che inducono alla riflessione «ma sempre teatro di qualità e non puro intrattenimento, per fortuna l'età e l'esperienza me lo permettono» aggiunge. Un privilegiato che però ha lavorato una vita per conquistarsi un posto al sole, lavorando con i più grandi registi e attori. Ne "Il prezzo" Orsini vestiva i panni di Gregory Solomon, vecchio e astuto broker chiamato dai fratelli Victor e Walter Franz dopo la morte del loro padre, per stabilire il prezzo dei mobili della casa paterna, destinata alla demolizione in seguito al crollo finanziario dell' America nel 1929.
Testo complesso e di grande attualità che fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della crisi economica e, spiega Massimo Popolizio, regista e interprete dell'opera, ripropone gli eterni conflitti familiari spesso conseguenti alla scomparsa dei genitori. . Attore poliedrico, formato alla scuola di Ronconi, Popolizio collabora con Orsini da anni. E con lui spera di poter tornare presto al Giglio con una nuova e avvincente produzione.
Rossella Lucchesi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
