Finanza
Corteo per il giovane accoltellato
Familiari e amici del 17enne aggredito a Porta San Pietro di nuovo in piazza per chiedere giustizia
LUCCA. Hanno sfilato con cartelli e striscioni per chiedere sicurezza e giustizia i familiari e gli amici del ragazzo di origini marocchine accoltellato meno di un mese fa sulle Mura da un suo connazionale.
Una settantina di persone, fra bambini, giovani e meno giovani, si sono ritrovate ieri mattina, intorno alle 10, di fronte alla stazione per dare vita a un lungo corteo che ha attraversato la circonvallazione, è entrato in città e ha fatto sosta davanti al liceo artistico per raggiungere il Caffè delle Mura e fermarsi, prima di sciogliersi, sul luogo dell'aggressione davanti alla sede dei Lucchesi nel Mondo (anche se il programma iniziale prevedeva di arrivare fino all'istituto Giorgi). È sopra porta San Pietro infatti, che al termine di una lite, la sera del 27 febbraio, un diciassettenne marocchino residente ad Altopascio colpì con una lama il coetaneo riducendolo in gravi condizioni. Lunedì scorso il giovane ferito ha subito la terza operazione ma la sua situazione è in miglioramento.
«Chiediamo giustizia: non è possibile che nonostante il foglio di via per tre anni, l'aggressore continui ad aggirarsi nel Comune di Lucca - afferma Latifa El Khatabi, zia della vittima - in passato aveva accoltellato altre volte, inferto tagli col tirapugni e aveva già un'ordinanza di allontanamento a carico. Adesso minaccia i compagni che se andranno a trovare mio nipote in ospedale dovranno vedersela con lui. Servono più controlli: deve scapparci il morto?». Diverse infatti le segnalazioni della presenza del ragazzo di Altopascio nel centro di Lucca. «L'ultima due giorni fa - continua la zia - ma le forze dell'ordine non sono potute intervenire perché si è rifugiato alla stazione, luogo dove, secondo la legge, può transitare per raggiungere altri Comuni». Il terrore che possano ripetersi fatti simili a quello di febbraio, regna fra i coetanei, in una città che dicono ormai essere diventata una giungla. «Ho l'età del ragazzo accoltellato - spiega un giovane italiano che preferisce mantenere l'anonimato - oggi sono a manifestare perché ho paura di uscire a Lucca: non è sicura. Mi è capitato di vedere l'accoltellatore, ma se chiamo il 113 e si viene a sapere che la telefonata è partita da me, temo che questo possa venire a cercarmi». L'appello della famiglia della vittima va però proprio in questa direzione. «Non temete - dicono alla folla - se lo avvistate, avvertite subito gli agenti».
«Mio figlio è nato qui, io ci vivo da 25 anni - afferma il padre del giovane aggredito - ma adesso ho paura anche per gli altri due figli. Sta passando il messaggio che, se sei minorenne, puoi colpire indisturbato, tanto non ti succederà niente. Oggi è toccato a lui, domani a chi?». La marcia pacifica, organizzata dall'Unione Giovani Liberi di Lucca, presieduta da Michele Sarti Magi, è andata avanti fino a mezzogiorno. «Siamo delusi dal sistema giuridico, da come è stato trattato l'aggressore pur avendo una denuncia per tentato omicidio e da questo silenzio da parte delle istituzioni - commenta Sarti Magi - nessuno si è fatto sentire».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
