Il Tirreno

Lucca

Sarà un parco fluviale ma assomiglia di più a una discarica

di Luigi Spinosi
Sarà un parco fluviale ma assomiglia di più a una discarica

A spasso lungo il fiume Serchio a Santa Maria a Colle tra calcinacci, eternit, materassi e scooter smontati

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LUCCA. In teoria è un parco fluviale, in pratica è una discarica. Anzi, una serie di discariche, più o meno grandi, e utilizzate da più soggetti (e da parecchio tempo). Questo almeno a giudicare dal tipo e dalla disposizione della monnezza che caratterizza l’argine del Serchio nella zona di Santa Maria a Colle. Una zona che, con l’arrivo delle belle giornate, sarebbe piacevole da sfruttare per fare delle passeggiate in mezzo alla natura, tra anatre e aironi. Sarebbe. Invece è ben diversa la sensazione che si prova a passeggiare lungo la stradina interdetta (in teoria) ai mezzi privati e che corre parallela al fiume tra il Serchio e via di Poggio. In una parola è una sensazione di disgusto. Disgusto per quel che vedi e disgusto verso chi è responsabile di quello scempio.

Il merito di aver messo in evidenza questa situazione va a un iscritto alla pagina Facebook “Sei Lucchese se”, e che aveva scattato una foto che parlava da sola: un mucchio di rifiuti, tra bidoni, infissi, resti di mobili, scarti edili e altre schifezze varie. Un caso isolato. Nemmeno per idea. Basta fare un giro, nemmeno troppo lungo, per rendersi conto che l’inciviltà regna sovrana.

Già al primo accesso, quello sotto il cavalcavia autostradale appena entrati in via di Poggio fa capire quel che ci aspetta. Non c’è nemmeno bisogno di salire sull’argine per il primo scatto: il prato, a bordo strada, è invaso dai rifiuti. In questo caso si tratta di rifiuti domestici, bottiglie e sacchetti soprattutto. Niente rispetto a quel che ci aspetta sopra. Qui la prima discarica vera è propria. Da un lato sacchi di rifiuti pieni di vecchi vestiti e qualche resto di mobile. Poi, dall’altro lato, altro sporco, che indica un diverso (e più alto) livello delinquenziale. A partire dallo scheletro di uno scooter, spolpato di ogni suo pezzo. Facile capire la provenienza di quel fu motorino, quasi sicuramente rubato per rivenderne i vari pezzi di ricambio.

E poi i rifiuti più diffusi, gli scarti edili: mattoni, calcinacci, tubi, sanitari (la presenza di una tazza del gabinetto tra le spine sembra quasi costituire una metafora). E amianto, sotto forma di pezzi eternit spezzato, e quindi più pericoloso, visto che in quel modo può rilasciare polveri cancerogene. Tanti resti edili. Troppi per pensare al singolo cittadino incivile, che dopo essersi fatto da solo dei lavoretti a casa ha trovato qui il punto giusto dove liberarsi degli scarti. Il sospetto che quest’area venga utilizzata, e da tempo, anche da qualche piccolo imprenditore del settore è legittimato dalla continuità con la quale questo tipo di rifiuti si trovano lungo tutto il camminamento, in molti casi ormai ricoperti dai rovi o penetrati nel terreno (segno che questa brutta storia va avanti da anni). Ma continuando a camminare per qualche centinaio di metri in mezzo alle spine lungo il bordo strada c’è di tutto: secchi, bottiglie, ancora calcinacci e, quasi innocui al confronto, anche scarti di potature. Brutte da vedersi ma almeno biodegradabili. Arrivati alle porte di Santa Maria anche un vecchio materasso matrimoniale. E abbiamo fatto solo poche centinaia di metri.

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