Proteste
Abusi edilizi, nei guai Bacci e altri quattro
LUCCA. Centosettanta metri quadrati della palestra dello stadio Porta Elisa (di proprietà comunale) che si trasformano in 6 stanze adibite ad uffici, una a ripostiglio e un'altra a sala riunioni. Il...
LUCCA. Centosettanta metri quadrati della palestra dello stadio Porta Elisa (di proprietà comunale) che si trasformano in 6 stanze adibite ad uffici, una a ripostiglio e un'altra a sala riunioni. Il tutto senza uno straccio di autorizzazione sia da parte della Soprintendenza - visto che la tribuna è un bene vincolato, storico e architettonico e la sua realizzazione è stata ultimata nel 1934 - sia da parte dell'amministrazione comunale. Probabilmente sarebbe bastato chiedere le concessioni edilizie per poter trasformare l'ex palestra della Pugilistica. Invece nessuna richiesta di trasformazione di un bene soggetto a vincolo paesaggistico e architettonico è stata indirizzata agli uffici comunali o alla Soprintendenza. Così, dopo il sopralluogo svolto prima di Natale dalla pg della polizia municipale in servizio in procura e dal Corpo Forestale, l'esito degli accertamenti è stato vagliato dal sostituto procuratore Piero Capizzoto. Risultano indagati per la messa in opera del parquet, delle pareti in cartongesso, dei condizionatori e degli impianti, tutti realizzati senza autorizzazione e quindi in violazione di normative urbanistiche vigenti, il presidente della Lucchese, Andrea Bacci, in veste di committente dei lavori e i legali rappresentanti delle quattro ditte, tutte di Rignano sull'Arno, che hanno eseguito tali opere in assenza delle autorizzazioni. Tra queste la Coam in cui figura come amministratore legale Fabio Bettucci, dirigente del club rossonero. È bene chiarire che non ci sarà alcun sequestro dei locali visto che i lavori sono già stati ultimati. Semmai, in caso di sentenza di condanna, si renderà necessario il ripristino dello stato dei luoghi. Si tratta di violazioni di legge che comportano sanzioni di natura pecuniaria ed è possibile quindi che, in caso di citazione a giudizio, il magistrato opti per un decreto penale di condanna. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
