Sicurezza
Causa persa, il Comune sborsa 300.000 euro
Dovrà risarcire la Edilsteel a cui fu rescisso l’appalto
LUCCA. Continua a pesare sulle tasche dei lucchesi la passerella ciclopedonale sul Serchio, opera pubblica mastodontica (lunga 260 metri e larga 3,5), costata alla fine tre milioni invece del milione e seicentomila preventivato in partenza. Opera pubblica super contestata a suo tempo, per l’impatto ambientale che ha comportato, per il progetto rivisto e corretto infinite volte, per le traversie giudiziarie che ne sono scaturite.
Adesso, l’atto finale del contenzioso apertosi con la Edilsteel, la ditta di Atessa (Chieti) che aveva vinto l’appalto per le opere metalliche e alla quale l’appalto fu rescisso dall’allora giunta comunale e in particolare dall’allora assessore Giovanni Pierami che si occupava della realizzazione, è un’ulteriore tegola per le casse comunali.
Circa trecentomila euro è infatti la somma che l’amministrazione si appresterebbe a sborsare alla Edilsteel, che ha vinto il contenzioso. In tutto diversi anni di causa, e questo è il costoso epilogo.
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La sentenza del giudice civile di Lucca risale al 22 gennaio 2015. In quella sede il giudice, spiegava un anno fa Ilenia Verna, figlia di Giuseppe, il titolare della Edilsteel, riconobbe «una grossa carenza progettuale dell’amministrazione per la realizzazione della passerella, carenza che ha determinato la somma che il Comune dovrà pagare perché ha reso impossibile, così come il progetto era in principio, la costruzione dell’opera. Inoltre - aggiungeva Ilenia Verna - siamo stati calunniati dall’allora amministrazione».
Poco più di un anno fa la sentenza aveva imposto un maxi risarcimento di 570.000 euro più le spese processuali. I trecentomila che l’amministrazione dovrà pagare sarebbero il risultato di una successiva trattativa (un anno fa il sindaco Tambellini si riservava di ricorrere in appello).
L’appalto fu rescisso perchè la giunta Favilla accusò la Edilsteel di avere realizzato le saldature dei blocchi in acciaio del corpo del ponte con tondini di ferro invece che con materiale apposito, mettendo a rischio la stabilità del ponte pedonale.
Dal canto suo la Edilsteel ha sempre respinto in pieno le accuse, spiegando invece che era stata la ditta di sua iniziativa a sollevare perplessità sul progetto della passerella, considerandolo (parole di Giuseppe Verna all’epoca) «carente», addirittura «irrealizzabile perché mancavano le indicazioni sostanziali». Tanto che la stessa Edilsteel non aveva escluso a suo tempo di rescindere l’appalto.
Secondo quanto aveva affermato Giuseppe Verna, il Comune assicurò che avrebbe apportato una variante al progetto. Che non fu messa in atto, finché fu l’amministrazione a “licenziare” la Edilsteel.
La causa in sede civile fu avviata dalla ditta di Atessa nel 2011. Intanto l’appalto fu assegnato alla ditta che era arrivata seconda nella gara, la Lencioni Costruzioni di Lucca, poi purtroppo fallita. La passerella della discordia, dopo una rapida cerimonia in periodo preelettorale, nel 2012, fu aperta a tutti gli effetti alla fine dello stesso anno. Quattro anni dopo torna sulla scena insieme a un esborso a cinque zeri.
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