Attenzione
Sindaco e senatore ancora ai ferri corti
Tambellini: «Niente politica delle tattiche. Ho da lavorare»
LUCCA. Testa bassa e pedalare. In questo momento, in questi mesi e almeno fino al prossimo Natale, il sindaco Alessandro Tambellini, per sua ammissione, ha da fare, da lavorare: altro che pensare alle primarie.
Questa la versione ufficiale. Le indiscrezioni in circolo, oltre a confermare l’impegno totale del primo cittadino nelle faccende di primaria importanza per la città, raccontano anche l’altra parte della verità: che Tambellini di partecipare alle primarie “statutarie” secondo le volontà del Pd, il suo partito, ne abbia ben poca voglia. O che non ne abbia addirittura alcuna.
La sua ricandidatura nel 2017 ad oggi sembrerebbe, sempre secondo indiscrezioni, pressoché scontata.
Ma se le primarie alla fine si facessero, Tambellini potrebbe anche ripresentarsi come outsider alla Giorgio Del Ghingaro, già primo cittadino di Capannori e oggi di Viareggio: un sindaco Pd che si presenta con una sua lista in alternativa al Pd.
L’uscita chiara e netta sulle nostre cronache del 12 marzo del senatore Pd Andrea Marcucci, la linea dettata al “suo” Pd ovvero che le primarie si fanno punto e basta perché è lo statuto del partito che le prevede, per Tambellini è nient’altro che «politica delle tattiche. E io invece ho da pensare ai parcheggi dell’ospedale, ad avviare i lavori pubblici parteciparti, ad aprire strutture chiuse come la palestra di San Lorenzo a Vaccoli, a spostare il mercato settimanale. Ho da pensare a cose concrete. Tutte le altre cose le considero ampiamente “biscarate”. Le affermazioni del senatore Marcucci che ho letto ieri mi hanno scalfito meno di zero, non mi hanno assolutamente fatto perdere la tranquillità».
«Ma si scherza? - continua Tambellini - Sono un sindaco in carica e ho mille questioni da portare avanti. Lo sappiamo che fra una settimana il piano strutturale sarà sottoposto all’esame della giunta comunale? Di primarie, per quanto mi riguarda, si comincerà a parlare non prima del periodo natalizio».
Parole che pesano, come del resto quelle pronunciate da Marcucci.
Gli ultimi mesi non hanno risparmiato fuochi incrociati. Prima l’aut aut sentenziato dal senatore al sindaco di darsi da fare sui grandi progetti della città se aspirava alla riconferma come candidato (ultimatum ribadito del resto nelle ultime ore e nelle ultime affermazioni), poi l’invito rivolto da Marcucci a Tambellini di dotarsi di un assessore alla cultura (delega del sindaco). Tambellini aveva risposto che lo avrebbe nominato se Marcucci gli avesse espresso un nome di caratura culturale se non superiore almeno uguale alla sua. Poi c’erano stati piccoli segnali di schiarita, come i ringraziamenti ufficiali del sindaco al senatore per la vicinanza dimostrata nel percorso di recupero delle Mura. Ora la frattura che sembrava lievemente risanata fra i due esponenti del Pd torna a riaprirsi e con poche speranze di vedersi rimarginata.
Tambellini lo sa ma va avanti per la sua strada. «Mi dispiace - aggiunge infatti - che una parte del Pd sia attenta a questioni tattiche e un’altra a quelle concrete. Io faccio parte della seconda».
Ma sulla ricandidatura Tambellini cosa dice? Potrebbe avvenire anche senza la bandiera del Pd? A domanda diretta, il sindaco non si espone. «Se mi ricandiderò? - è la sua risposta - In questo momento per me l’unica prospettiva che c’è è quella del lavoro. Le decisioni poi le prendono i cittadini. Alla fine del mio mandato bisognerà vedere cosa vuole la gente. Il resto sinceramente lo lascio correre».
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