Il dolore
Neonata morta, spunta l'intossicazione da oppiacei e cocaina
Castelnuovo Garfagnana, la procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo
CASTELNUOVO. Colpo di scena nell’indagine sulla morte della piccola Mia, la bimba di appena cinque mesi arrivata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Castelnuovo in arresto cardiocircolatorio e deceduta pochi istanti dopo nonostante i tentativi di salvarla dei medici. La tragedia avvenne la sera dell’Epifania dello scorso anno e 14 mesi dopo i riscontri eseguiti dai periti nominati dalla procura della Repubblica hanno portato a conclusioni sconcertanti.
Mia non è deceduta a causa della Sids (la sindrome della morte in culla che colpisce i bambini tra un mese e un anno di età) e nemmeno per malformazioni congenite. Di certo c’è che dall’esame del bulbo pilifero (capelli) è emersa un’esposizione cronica - o comunque prolungata nel tempo e quindi metabolizzata - a metadone, oppiacei e cocaina. Certo, al momento non c’è prova del nesso causale tra il decesso e l’intossicazione da sostanze stupefacenti. E non ci sono precedenti neanche in campo di letteratura medico-scientifica che possano dimostrare che quantitativi di droga ingeriti o inalati da bambini o neonati siano causa di morte. Ma di sicuro il comportamento dei genitori - la madre di 35 anni e il padre di 29 - viene ritenuto dagli inquirenti penalmente rilevante tanto che, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati avvenuta al momento del decesso della piccina, nei loro confronti il sostituto procuratore Salvatore Giannino dovrebbe procedere alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso. Di certo c’è che la piccola Mia ha assunto il metadone dalla mamma già quando era in gravidanza e sono in corso accertamenti per capire se lo abbia fatto anche nel periodo dell’allattamento.
Esami di laboratorio. Alle conclusioni sulla presenza di cocaina nel corpo di Mia sono arrivati i consulenti del pubblico ministero: Chiara Toni e Vincenzo Nardini dell’istituto di medicina legale dell’ospedale di Pisa e il tossicologo forense Silvio Chericoni. Sono stati effettuati campionature sugli organi della neonata in diversi laboratori e in particolar modo è stato effettuato uno screening meticoloso nell’unica struttura italiana (a Verona) in grado di cercare tutte le sostanze nocive possibili e immaginabili traspirate o ingerite dalla piccina. Prima del decesso di Mia - tra novembre e dicembre - la bambina era stata trasferita per gli stessi sintomi che poi le hanno provocato la morte all’ospedale Santa Croce di Castelnuovo, ma quell’accesso non venne ricondotto ai problemi poi riscontrati dopo il decesso. La procura comunque esclude che i genitori possano aver somministrato volontariamente lo stupefacente e tende invece ad ipotizzare che Mia vivesse a contatto con queste sostanze e fosse esposta ad una sorta di contaminazione ambientale.
I fatti. Con il deposito delle consulenze la procura ha formalmente chiuso l’inchiesta e si attende l’invio dell’avviso di conclusione delle indagini e l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Tra l’altro - al momento dell’autopsia - l’anatomopatologo non riscontrò segni di violenza, di traumi e di maltrattamenti sul corpicino della vittima. L’indagine sulla morte di Mia vennero affidate ai carabinieri di Castelnuovo che sequestrarono il vestitino sporco di vomito indossato dalla piccina quella tragica sera assieme ai pannolini usati.
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