La manifestazione
Trasferimenti, pericolo scampato per i prof lucchesi
Retromarcia dell’ufficio regionale che istituisce tre ambiti. Si evita così che chi chiede la Valle possa finire in Versilia
LUCCA. Alla fine l’ufficio scolastico regionale ci ha ripensato: la provincia di Lucca è stata divisa in tre ambiti territoriali validi per la mobilità dei prof, e non due (Pina-Lucca e Valle-Versilia) - come era stato proposto in un primo momento. Non si potrà quindi più correre il rischio di chiedere di andare a insegnare in una scuola della Valle del Serchio e trovarsi catapultati in Versilia (o viceversa).
La prima bozza sugli ambiti aveva visto una levata di scudi in primis proprio dagli insegnanti, i più toccati dalla novità. Ma anche dalla politica erano arrivate richieste per rivedere i confini, come quella dei sindaci della Valle o quella del senatore Andrea Marcucci rivolta direttamente al ministro dell’istruzione Stefania Giannini. Tutte queste voci hanno fatto notare come la divisione in due ambiti fosse sì corretta da un punto di vista formale (a partire dal numero complessivo degli studenti), ma in realtà mettesse insieme realtà che hanno storie molto diverse e che hanno un grosso problema di comunicazione.
Le richieste sono state esaudite e la bozza è stata corretta, individuando per la provincia di Lucca tre ambiti: Lucca e Piana, Valle del Serchio e Versilia.
Una soluzione ancora diversa era quella presentata da Anci Toscana, che aveva immaginato Lucca e Piana insieme alla Valle e la Versilia insieme a Massa. Un disegno che, tuttavia, avrebbe creato un ambito a cavallo di due provincie, con una serie di problemi difficilmente sormontabili.
Buone notizie, insomma, per gli insegnanti, in particolari quelli assunti nelle fasi B e C della “Buona scuola”, ai quali si applicherà fin da subito la nuova regola che prevede che la mobilità non sia più su una singola scuola, ma sull’ambito.
A oggi, questi docenbti potranno sperare di insegnare nella scuola desiderata confidando nella discrezionalità del dirigente scolastico. A lui, infatti, spetta valutare il curriculum e scegliere se accettare o meno una candidatura. La titolarità dall’anno 2016/17 non sarà più su una specifica scuola, ma su un ambito territoriale. L’ambito di titolarità potrà essere, quindi, uno tra quelli richiesti dal docente nella domanda di mobilità, oppure potrà essere attribuito d’ufficio. Ma neanche questo rappresenta una garanzia per poter insegnare in una specifica scuola: il docente trasferito nell’ambito potrà "scegliere" la scuola in cui vorrebbe insegnare, inviando il suo curriculum, ma sarà il dirigente scolastico a conferire l’incarico a uno dei docenti che ha presentato la propria candidatura.
Gli insegnanti della fase 0 e A conservano le stesse modalità di quelli assunti prima dell’anno scolastico 2014/2015. Conservano cioè la titolarità sulle scuole per la mobilità provinciale; stessa cosa per quelli della fase A, solo che nel loro caso la mobilità interprovinciale avviene sui nuovi ambiti territoriali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
