Il Tirreno

Lucca

Porta San Pietro, buio e silenzio nel quartiere dimenticato

di Gianni Parrini
Porta San Pietro, buio e silenzio nel quartiere dimenticato

In un tratto di circa trecento metri sulle Mura gruppetti di ragazzi in giro tra noia e rischio

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LUCCA. Escono quando tramonta il sole, si muovono in piccoli gruppi e non amano essere guardati in faccia: basta un’occhiata di troppo per scatenare l’imprevedibile. Parliamo dei giovani che frequentano le zone intorno a porta San Pietro, il luogo in cui la scorsa settimana è stato accoltellato un 17enne che è ancora ricoverato al San Luca. Non siamo nella New York di Walter Hill e dei Guerrieri della notte, ma anche Lucca ha, suo malgrado, un lato oscuro: una zona molto centrale ma stranamente immersa nel buio e nel silenzio, quasi fosse abbandonata o caduta nel dimenticatoio.

A distanza di sette giorni siamo tornati nei luoghi bazzicati dalla “peggio gioventù lucchese” – o almeno così la considerano alcuni – per vedere che aria tira. Un falso pregiudizio perché di qui passano tutti: buoni e cattivi. Il punto di ritrovo è fissato per le 18 a porta San Pietro. A farci da Cicerone in questo universo under18 è Michele Sarti Magi, presidente del comitato scolastico lucchese. Ad accompagnarlo ci sono altri due ragazzi: Andrea di Silvio 18 anni, studente liceo economico sociale a Lucca, e un 17enne di Borgo a Mozzano.

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Pioviggina, non c’è molta gente in giro. I locali che affacciano di fronte alla porta sono ancora aperti. Una macchina della polizia perlustra la zona, ma stasera la situazione è tranquilla. Sembra quasi un’eccezione: il sabato sera risse, spaccio di droga ed episodi di vandalismo sono la regola. «Perché i giovani si ritrovano qui? – chiediamo a Michele e ai suoi amici – Non lo so. Forse perché siamo vicini alla stazione e quelli che arrivano in treno passano da questa porta. I ragazzi tra i 15 e i 18 anni, quelli che ancora non hanno la macchina, trascorrono il loro sabato sera nel centro di Lucca. Arrivano verso le 18 vanno un po’ in giro per il centro, mangiano qualcosa ai distributori automatici e poi se ne stanno qui, all’aperto fino a tardi oppure vanno al cinema. Del resto di locali non ce ne sono moltissimi: uno in piazza XX settembre e un kebab che resta aperto fin verso le 23. Niente di più».

Un vuoto che spesso viene colmato da pessime abitudini. Le Mura, e i baluardi in particolare, sono una selva oscura: luogo di spaccio e di incontri poco raccomandabili. Avventurarsi lì è sconsigliabile, ma a volte – forse anche per noia – qualcuno ci prova e fa cattive amicizie.

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In giro ci sono molti italiani di seconda generazione. Due ragazzi di origine nordafricana parlottano nella piazzetta vicino alla fontana. Hanno l’aria sfrontata («Sei un giornalista? Se mi paghi ti racconto qualcosa»), ma è solo apparenza: «Conoscevo il ragazzo accoltellato – dice il più grande dei due – Frequentiamo la stessa scuola: è un tipo a posto. L’altro giorno sono stato a trovarlo in ospedale. Conosco anche l’accoltellatore, però non so per quale motivo abbiano litigato». Tacciono, fumano una sigaretta e si scambiano occhiate complici, chiusi nei loro giacconi col cappuccio tirato sulla testa.

Anche i due protagonisti della rissa avvenuta la scorsa settimana sono di origini marocchine. Ed entrambi sono “fidanzati” – per come si può esserlo a quell’età – con delle coetanee italiane, lucchesi doc. «Non ci sono problemi di integrazione tra stranieri e noi italiani – spiegano Michele e gli altri – I gruppetti sono misti. Conta di più la provenienza, la scuola a volte la politica: ci sono quelli di San Vito e quelli della Garfagnana, quelli che frequentano il Pertini e quelli del musicale. E poi i fascisti e “quelli di sinistra”». Mentre camminiamo per via Garibaldi e giù fino a piazza Napoleone e piazza XX Settembre incontriamo diversi gruppetti di giovani. Un ragazzo sui 15 anni si avvicina con sguardo preoccupato: gli amici gli hanno appena fatto uno scherzo: «Scusi, per caso le hanno detto che io ho il foglio di via? Non è che domani lo scrive sul giornale, perché guardi non è vero». Lo rassicuriamo: il foglio di via per ora ce l’ha solo l’accoltellatore di porta San Pietro, che per tre anni non potrà rimettere piede a Lucca. Anche se qualcuno dice di averlo già rivisto in giro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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