Il Tirreno

Lucca

Violenze in aumento, più colpiti gli anziani

di Nadia Davini
Violenze in aumento, più colpiti gli anziani

Dati del Codice rosa: ogni giorno in media 1,5 casi al pronto soccorso

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LUCCA. «Non c'è giorno che al pronto soccorso non arrivi un caso di Codice rosa». A dirlo è Piera Banti, medico responsabile del Codice rosa per l'Asl 2 al San Luca, il progetto - ideato a Grosseto nel 2010 e attivo a Lucca dal 1° gennaio 2012 - che riunisce in task-force medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati e forze dell'ordine. Che aggiunge: «Siamo sulla media di 1,5 accessi al giorno. Il fenomeno non si arresta, anzi. E basta guardare i dati per rendersi conto che i numeri di Lucca sono secondi solo a quelli dell'ospedale Careggi di Firenze, che però, in confronto, ha un bacino di utenza molto più ampio». In effetti, leggendo il rapporto regionale sulla violenza di genere, si nota che da gennaio 2013 a giugno 2015 sono stati 746 gli accessi di donne adulte al pronto soccorso lucchese, contro i 932 dell'ospedale fiorentino. Al terzo posto Grosseto. Situazione analoga per quanto riguarda le ragazze minorenni (15-18 anni): 59 accessi a Lucca, 63 a Careggi e 116 al "Meyer".

Allargando il campo di indagine e includendo il 2012 nel calcolo statistico, si vede che i casi di violenza registrati nella nostra città in meno di quattro anni (gennaio 2012-settembre 2015) sono stati 1.304. «È un numero in crescita - continua la dottoressa Banti - si passa da 294 casi nel 2013 a 324 nel 2014, mentre il dato definitivo sul 2015 ancora non è ancora stato calcolato, ma posso dire che il fenomeno è in aumento. Perché? Credo che il lavoro di formazione, informazione e prevenzione stia dando i suoi frutti: in provincia, da quando è attivo il Codice rosa, non abbiamo più avuto femminicidi. Oggi si riesce a fare una fotografia della violenza domestica molto più reale e accurata rispetto agli anni passati, anche se il sommerso è ancora presente. In questi anni ho visto di tutto e ho imparato a riconoscere i segnali della violenza, anche di quella che si annida in modo più subdolo. Soprattutto donne, di qualsiasi fascia di età, anziani compresi. Proprio sugli anziani ho notato un incremento: in questo caso c'è più omogeneità fra donne e uomini, arrivano al pronto soccorso con contusioni, lividi, tagli. I responsabili sono i figli, il coniuge e le badanti».

Oltre al classico triage - i codici rosso, giallo, verde, bianco - gli infermieri, formati appositamente, assegnano il "rosa" (codice segreto, non viene mai pronunciato durante il percorso) alle presunte vittime di maltrattamenti, senza distinzione di genere o di età. Persone che a causa della loro condizione di fragilità, più facilmente possono trovarsi in una situazione di debolezza e vulnerabilità e quindi diventare vittime di violenza. La task-force è attiva sempre, 24 ore su 24 e ha insegnato tanto in questi due anni. «La violenza è ciclica e si manifesta in modo orizzontale, nella coppia, e verticale, tra le generazioni - continua la coordinatrice del progetto - dietro a una violenza fisica c'è sempre quella psicologica e sono tanti i modi in cui può manifestarsi il maltrattamento: attacchi di panico, crisi d'ansia, mal di pancia senza riscontri oggettivi». Un tipo di violenza molto ricorrente fra le donne che si recano al pronto soccorso del San Luca è quella economica, legata agli aspetti finanziari della famiglia, strettamente correlata alla gestione dei soldi e all'autonomia lavorativa e professionale. Una realtà diffusissima a Lucca, al punto che la dottoressa Banti ha voluto inserire nella task-force di infermieri, dottori, assistenti sociali, psicologi e forze dell'ordine anche la guardia di finanza.

«Chi subisce violenza economica non è detto che venga anche fisicamente picchiata dal proprio compagno - conclude la dottoressa Banti - magari sono donne che arrivano al pronto soccorso con una forte crisi d'ansia e nel corso della visita cominciano a raccontare i dettagli della propria situazione, l'incubo di vivere un'esistenza dove si è continuamente rimproverati e tenuti sotto controllo per qualsiasi spesa. Il Codice rosa ci ha insegnato a riconoscere ogni dettaglio. Ci siamo formati e continuiamo a farlo, siamo anche diventati bravi, ora però è il momento che le istituzioni facciano qualcosa in più. Ci vogliono più fondi, soprattutto per finanziare una rete sociale di assistenza che segua e supporti chi decide di denunciare. Questa è la vera scommesa».

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