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Lucca

Kme, si riaffaccia l’incubo dello stop alla fonderia

Lo stabilimento della Kme
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Lo stabilimento della Kme

Incontro sindacati-azienda a Firenze: se non si parte con l’idroponico nel 2017 si fa l’accordo con Gnutti, che potrebbe portare a specializzarsi nel laminatoio

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BARGA. O si parte con l'idroponico entro la fine dell'anno, oppure in pochi mesi si fa l'accordo con Gnutti. Con l’ipotesi, paventata chiaramente, di una clamorosa chiusura della fonderia. Sono ore lunghissime per i circa 700 dipendenti della Kme del polo fornacino, che dopo la riunione fiume di ieri a Firenze tra sindacati e management, hanno ottenuto una proroga di un mese degli ammortizzatori sociali, prendendo la solidarietà fino alla fine di aprile. Il resto, se non chiacchiere, foschi rumors che non fanno stare tranquilli.

Il progetto per la conversione dello stabilimento in un centro produttivo di piante idroponiche, resta sempre in piedi, ora più che mai. L’azienda ha il progetto compiuto da tempo, e se non ci saranno alternative convincenti, si partirà dai primi del 2017 con questa maxioperazione. Le alternative, si diceva. L'unica in piedi è quella che vede un accordo di partnership col gruppo Eredi Gnutti, colosso metallurgico e, fino ad ora, ancora un diretto concorrente di Kme. Il problema emerso nel summit fiorentino, è la ritrosia di alcuni soci dell'azienda bresciana, non del tutto convinti della possibilità di scendere in riva al Serchio. Ecco che, di fatto, spunta l'idea di una modifica dei progetti originari: non più una vera joint venture, ma un accordo radicale e settoriale, che comporterebbe il trasferimento delle produzioni da Brescia a Fornaci di Barga. Uno scenario da prendere con le molle, hanno fatto notare i sindacati: «Tale scelta porterebbe a pieno regime la produzione del laminatoio - afferma Mauro Rossi, segretario provinciale della Fiom Cgil -, perché Fornaci diventerebbe il centro nevralgico delle lavorazioni. Però dall'altra parte, dai dirigenti di Kme è partita la proposta, poi sminuita, di una futura non riaccensione della fonderia, una soluzione davvero rischiosa». La coperta Gnutti sarebbe corta, quindi, e comporterebbe dei sacrifici pesanti per tutte le componenti in ballo: lavoratori, fornitori e aziende dell'indotto. Infatti, lo spegnimento della fonderia, reparto nevralgico dello stabilimento, oltre che ad una modifica dei livelli occupazionali, trasformerebbe radicalmente il carattere dell'azienda, che da integrata diverrebbe monosettoriale. Ossia, non più una filiera del rame, ma specializzazione produttiva senza bisogno di sfruttare tutti gli impianti. I sindacati sono sul “chi va là”, anche perché un eventuale accordo di questo tipo potrebbe poi essere sconfessato in futuro, qualora la collaborazione tra Kme ed Eredi Gnutti dovesse cessare per qualunque motivo: «L’azienda ha cercato di ridimensionare questo scenario - continua Rossi -, perché di fatto sarebbe la sconfessione dell'accordo firmato nel 2013, nel quale per l'appunto veniva escluso lo spegnimento della fonderia». Intanto, i dipendenti di Kme vivacchieranno nell’incertezza per un altro po’ di tempo. Il prolungamento del contratto di solidarietà fino ad aprile è una misura tampone, in attesa di trovare accordi più vantaggiosi per le maestranze. Il nodo che non e' stato ancora sciolto, infatti, riguarda il calcolo e maturazione dei ratei della tredicesima, finora bloccati proprio per il carattere eccezionale della solidarietà.

Nicola Bellanova

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