Il Tirreno

Lucca

Sole e lavoro, il segreto di Eugenia

di Flavia Barsotti
Sole e lavoro, il segreto di Eugenia

Festa grande nel paese di Pieve San Paolo per il compleanno della signora Battistoni

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LUCCA. Chi sostiene che parlare dell'età di una signora sia qualcosa di indelicato, certamente dovrebbe incontrare Eugenia Battistoni per scoprire quanto di bello ci sia in una vita da raccontare. Centosette anni e non sentirli. Centosette, come le candeline sulla torta che spegnerà oggi, come le volte in cui energicamente ha brindato orgogliosa ai suoi successi di donna e di madre. A lei, in fondo, delle rughe sul volto o sulle mani, non è mai importato niente. Non ha mai fatto caso ai capelli bianchi, né ha nascosto la data di nascita. Togliersi gli anni, non è mai stato da Eugenia, nemmeno quando la fatica e il duro lavoro le segnavano gli occhi stanchi. Nemmeno quando, quegli occhi, erano quelli di una bambina cresciuta troppo in fretta, testimone di due guerre mondiali.

«Ho sempre lavorato la terra - racconta - a sette anni già piantavo l'insalata, la verdura e vangavo. Non ho mai smesso di darmi da fare all'aria aperta, neanche quando, all'epoca di Mussolini, riuscivamo ad avere al massimo due fette di pane. E se mangiava uno, non mangiava l'altro». Allora, il cibo che Eugenia riusciva a procurarsi, lo divideva con i fratelli maggiori: dapprima cinque, poi diventati tre per la perdita di due di loro a causa di una grave malattia che ne spezzò l'esistenza nello stesso giorno.

«In tempo di guerra, i soldati ci sottraevano il grano - spiega - così noi lo riponevamo in una damigiana che nascondevamo in una buca scavata nel terreno. Sopra, coltivavamo i cavoli per non farci scoprire e quando era possibile, di soppiatto, ne prelevavamo un po' per correre al mulino a macinarlo».

Una vita passata nei campi, quella di Eugenia Battistoni, classe 1909, originaria di Monsagrati e successivamente trasferita a Pieve San Paolo. «Il segreto per essere in salute? Passare tanto tempo all'aperto. Ancora oggi, quando c'è il sole, esco fuori: non posso proprio farne a meno». Una donna d'altri tempi. Di quelle che non si piegano, di quelle dalla tempra robusta. Per lei, come per i suoi fratelli, d'estate la sveglia suonava alle 4. Ci si vestiva in fretta e furia e si correva nei campi a falciare il grano fino a mezzogiorno. A quell'ora, prima di riprendere alle 16, si rientrava in casa dove la mamma Adele faceva trovare apparecchiato. Racconta volentieri della sua giovinezza, Eugenia, e lo fa ricordando con piacere i genitori. «Mio padre Paolo ha passato 15 anni in seminario con l'intenzione di diventare prete - dice - prima di conoscere quella che sarebbe stata sua moglie». Del resto, la fede ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella vita della donna. «Sono nata nel paese di Santa Zita. Avevo le chiavi della chiesa e ci andavo ogni giorno». Ancora oggi, infatti, è molto devota. Legge libri religiosi con l'aiuto degli occhiali e si rivolge ai Santi di cui conosce a memoria tutti i nomi. Ha cinque figli, dieci nipoti e sei pronipoti e conta 98 anni di differenza con la più piccola della famiglia. Ma la longeva nonnina, non ha fatto tutto da sola: ad aiutarla, almeno fino al '99, dopo aver raggiunto il traguardo dei 60 anni di matrimonio, c'è stato Adolfo, l'amore di sempre. «Abitavamo vicini e lui mi vedeva lavorare. Una domenica, quando avevo 27 anni, mentre era in giro con le pecore, si avvicinò e mi chiese di sposarlo. Non prima di averne parlato a mio fratello e poi a mio padre. A quel tempo era così, non potevo nemmeno uscire di casa da sola». Da allora è trascorsa una vita e anche di più. Tantissime generazioni sono nate e cresciute in casa di Eugenia che, quando può, ama riunire, ascoltare e avere intorno. «Come ogni anno, festeggerò con amici e parenti. Ci ritroveremo a casa e saremo almeno quaranta persone». Sarà qualcosa di diverso rispetto alla tradizione che la voleva prendere parte alla messa, per poi dirigersi al ristorante. Una scelta obbligata, poiché (incredibile a dirsi) mentre faceva ginnastica, nei giorni scorsi, la nonnina si è lievemente strappata il muscolo di una gamba: «Niente di grave sto già meglio. Faccio adesso 107 anni e non ho ancora finito». E a chi le chiede cosa desideri come regalo di compleanno, risponde: «Salute, pace, bene e compagnia».

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