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Lucca

L’Europa promuove il progetto di Creo

L’Europa promuove il progetto di Creo

Certificati gli impianti da realizzare a Capannori e Piombino

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LUCCA. L'Europa dice "sì" agli impianti presentati dall'imprenditore Luca Gelli. La tecnologia di decarbonizzazione idrotermale è stata infatti valutata positivamente da un gruppo internazionale di esperti indipendenti come progetto altamente innovativo. E nel processo di valutazione il progetto ha superato con successo i tre criteri su cui si basa il programma-quadro europeo Horizon 2020: eccellenza, impatto, qualità ed efficienza.

A certificarlo, nero su bianco, sono i commissari europei Corina Cretu, per la politica regionale, e Carlos Moedas, per la ricerca, la scienza e l'innovazione. Sono loro, infatti, nell'ambito del programma-quadro Horizon 2020, ad aver rilasciato il certificato di eccellenza della Commissione europea alla tecnologia utilizzata negli impianti di decarbonizzazione idrotermale: certificato che, dunque, riconosce la validità e la sostenibilità del processo di recupero e valorizzazione dell'umido e del verde da raccolta differenziata anche per l'impianto che la Creo srl, l'azienda guidata dall'imprenditore lucchese Luca Gelli, ha intenzione di costruire a Salanetti, nel comune di Capannori, e a Piombino.

La tecnologia, brevettata in Spagna e sviluppata in Italia proprio da Creo insieme a Ingelia Italia, è nata con l'obiettivo di chiudere in loco il ciclo dei rifiuti organici, attraverso la loro trasformazione in un prodotto che ha le caratteristiche di materia prima rinnovabile: la lignite.

Entro il 2017, la Creo srl conta di avviare due stabilimenti in Toscana, uno a Piombino, che avrà una capacità annua di 60mila tonnellate di rifiuti, con ampliamento e raddoppio negli anni successivi all'avvio, e l'altro a Capannori, in provincia di Lucca (60mila tonnellate), entrambi in corso di autorizzazione da parte della Regione Toscana. Un investimento complessivo di 35 milioni di euro, di cui 8 provenienti da contributi regionali.

«Seguendo il nostro cronoprogramma - spiegano Luca Gelli e Massimo Manobianco - partirà per primo lo stabilimento della provincia di Livorno e, successivamente, avvieremo la costruzione di quello lucchese. Si ipotizza che quest'ultimo possa entrare in esercizio nel 2017».

Lo scorso 30 ottobre, la Creo srl ha presentato alla Regione Toscana, attraverso il “Protocollo d'Insediamento”, un progetto finalizzato all'ottenimento dell'autorizzazione e alla richiesta di finanziamenti, stanziati appositamente dalla Giunta regionale per stimolare gli investimenti privati. La pratica è ora in mano agli uffici regionali, per la valutazione dell'impatto ambientale e il rilascio della successiva approvazione: a breve, infatti, la Regione convocherà un primo tavolo con gli enti locali interessati nella procedura di autorizzazione (Capannori e Piombino) e, in data immediatamente sucessiva, si avvieranno i lavori che vedranno la partecipazione diretta dei proponenti.

«Nel frattempo - continua Gelli - è arrivato dalla Commissione europea il certificato d'eccellenza per la tecnologia che andremo ad attuare negli impianti: la soddisfazione è alle stelle. Tanto più che questo riconoscimento si inserisce in un percorso di studio e di ricerca portato avanti da Creo e Ingelia Italia insieme al Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell'Università di Pisa, area della chimica industriale, in collaborazione con l'Università Politecnica di Valencia. È di stamani la notizia che anche la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa è interessata alla tecnologia dell'impianto: ci siamo infatti incontrati con un gruppo di docenti del Sant'Anna nei nostri uffici del Polo Tecnologico. Ulteriore collaborazione attivata è quella che riguarda l'utilizzo agronomico della lignite e del compound di elementi fertilizzanti prodotti dal processo di decarbonizzazione: il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria, il principale Ente di ricerca italiano dedicato all'agroalimentare, svolgerà delle prove per valutare l'impiego nel settore agricolo e vivaistico, soprattutto sulla coltura della vite e dell'olivo».

Grazie alla tecnologia brevettata in Spagna, le biomasse (esclusivamente umido da raccolta differenziata, potature e sfalci), verranno trasformate, in solo otto ore, in un principale prodotto finito: la lignite appunto, utilizzabile in sostituzione del pellet da legna, come materiale per l'industria in sostituzione della materia prima fossile per molteplici applicazioni (per esempio nella produzione di filtri a carbone attivo, di elettrodi per batterie, di materiali nanostrutturati e biopolimeri) e come ammendante per i terreni, risolvendo così in parte il problema dello smaltimento dei rifiuti organici.

Oltre a quelli toscani, Creo srl e Ingelia Italia hanno in cantiere la costruzione di impianti anche in altre zone d'Italia. Così quello a Montespertoli, in corso di definizione, in Basilicata (Potenza), anche questo in corso di autorizzazione, e quelli della Puglia, del Veneto e dell'Umbria, realizzati utilizzando il procedimento brevettato in Spagna e acquisito dalla Ingelia Italia: il primo obiettivo è costruire in Italia 15 impianti di decarbonizzazione idrotermale, che tratteranno 475mila tonnellate all'anno di rifiuti organici e produrranno 150mila tonnellate di lignite e 19mila tonnellate di concentrato fertilizzante ricavato dall'acqua impiegata nel processo. In Italia, infatti, stando ai dati Ispra Rapporto rifiuti 2015, la quantità totale di rifiuti organici da raccolta differenziata è pari a circa 5,7 milioni di tonnellate nel 2014. Secondo le previsioni, il numero è destinato a crescere a circa 6,5 milioni di tonnellate entro il 2020 e raggiungere quota 10,7 milioni di tonnellate entro il 2030. «Attualmente - spiega Massimo Manobianco - a fronte di questi numeri non ci sono impianti sufficienti a recuperare tutto l'organico raccolto. Ecco che la tecnologia di decarbonizzazione idrotermale può andare a integrare i procedimenti già esistenti».

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