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Indagine sul sasso che uccise l’automobilista

Indagine sul sasso che uccise l’automobilista

La pietra venne giù da 70 metri di altezza, superò le reti di protezione e schiacciò il conducente

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LUCCA. Quella che inizialmente era ritenuta una tragedia, una fatalità inevitabile, una sciagura dettata da un destino cinico e crudele per la procura potrebbe trasformarsi in omicidio colposo in concorso. La morte dell’imprenditore Sauro Tortelli, 41 anni, originario di Camporgiano e residente a Varliano di Giuncugnano, sposato e padre di due figli, schiacciato nell’abitacolo della sua Ford S Max da un masso caduto da un’altezza di 70 metri mentre transitava sulla via Lodovica tra Rivangaio e Valdottavo potrebbe non essere il frutto di una serie di sfortunate e irripetibili coincidenze. Da dodici mesi l’ufficio requirente sta svolgendo accertamenti su quella tragedia. E l’ipotesi di reato su cui gli investigatori incentrano la loro indagine è quella di omicidio colposo in concorso. Gli investigatori stanno cercando di appurare se in quell’area dove si è staccato il masso finito sulla sede stradale uccidendo l’automobilista che era al volante fossero state installate al lato monte della carreggiata le idonee barriere di protezione. Accanto all’imprenditore morto all’istante per le gravissime lesioni craniche riportate c’era un’estetista dipendente del centro benessere Vitality di Piazza al Serchio che Tortelli stava accompagnando all’ospedale di Pisa per alcuni esami medici. Lei, una testimone dell’incidente, ricorda un botto fortissimo, il tettino della vettura che si apre e il conducente che si accascia con il sangue che gli scende dal volto e l’auto senza controllo che va a sbattere contro un camion dalla parte opposta della strada.

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