Sicurezza
Ingerisce cocaina a 14 mesi: ricoverata in terapia intensiva al Meyer
La bambina vittima di un episodio sul quale indaga la procura: ha assunto anche tranquillanti. I medici lucchesi hanno indagato sulle conseguenze di un'otite e solo successivamente, dai riscontri di laboratorio, hanno potuto accertare la presanza di stupefacenti nel suo sangue
LUCCA. Una bambina lucchese di appena 14 mesi è ricoverata da venerdì scorso (26 febbraio) all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze a causa di una intossicazione acuta da cocaina e benzodiazepine. I medici sono riusciti a salvarle la vita ma la piccola è ancora ricoverata reparto di terapia intensiva dell'ospedale fiorentino.
Sulla vicenda la procura di Lucca ha aperto un'indagine, mentre la squadra mobile ha già effettuato una perquisizione coperta dal più stretto riserbo nella casa in cui la bambina abita con i genitori. La domanda di inquirenti e investigatori, al momento, è la stessa: come ha fatto la piccola ad assumere la droga e gli ansiolitici che potevano ucciderla? E chi glieli ha dati? Al momento nessuno è in grado di fornire la risposta, sebbene i maggiori sospetti si concentrino sui genitori. Sono entrambi italiani, hanno tra i 25 e i 30 anni. Lui lavora regolarmente, lei fa la casalinga. All'apparenza, dunque, una famiglia normale.
Non è normale, invece, che cinque sere fa la piccola sia stata trasportata d'urgenza in ospedale da Lucca a Firenze e che nel capoluogo le sia stato diagnosticato un grave “stato soporoso”. Né che i medici, dopo una lunga ricerca, abbiano scoperto cosa vi fosse all'origine di quell'angosciante malore prolungato: l'assunzione di cocaina, un'eccitante, e di benzodiazepine, un tranquillante. La scoperta ha naturalmente portato i sanitari del Meyer – letteralmente choccati - a segnalare il fatto all'autorità giudiziaria, che si è mossa immediatamente aprendo un fascicolo.
Gli investigatori lucchesi stanno ancora cercando di capire dove la piccola abbia assunto la droga e gli ansiolitici. Prima di buttare la croce addosso ai genitori, infatti, gli inquirenti vogliono conoscere tutti i luoghi che la bambina frequenta e potrebbe aver frequentato: case di altri parenti (pare ad esempio che la bimba passi non poco tempo anche con i nonni, oltre che con i genitori), asili nido, altri spazi di aggregazione infantili. Non è escluso, quindi, che dopo la casa dei genitori possano essere perquisiti altri luoghi.
I reati ipotizzabili, al momento, sono due: lesioni (colpose o dolose) oppure cessione e somministrazione di stupefacenti. Di certo, la bimba non può aver trovato da sé la droga e averla assunta accidentalmente, dal momento che non cammina ancora. Sembra anche che la madre non la allatti, e dunque non si possa neppure pensare che l'eventuale dipendenza materna da droga o farmaci sia passata alla figlia tramite l'allattamento.
LA BAMBINA NON È PIU' IN PERICOLO DI VITA
Lorenzo Mirabile, direttore della rianimazione del Meyer, mercoledì 2 febbraio dice che "le condizioni della bambina sono stabili e le funzioni vitali sono autonome: teniamo la bimba in osservazione ma non è in pericolo di vita". Secondo quanto spiegato da Mirabile, si tratta di "una vicenda che nasce da un fatto intercorrente comune", poiché "la piccola ha avuto un'otite, e poi aveva uno stato di torpore che i medici di Lucca pensavano fosse attribuibile a un rapporto di contiguità con le strutture encefaliche, poiché una meningite può essere conseguenza di un'otite". Dunque all'inizio i medici hanno indagato sulle conseguenze dell'otite e solo successivamente, "attraverso indagini laboratoristiche", si è scoperta la presenza di "tracce di sostanze stupefacenti nel suo sangue". Quanto alla famiglia della bambina, ha aggiunto Mirabile, "la mamma è sempre presente, molto in apprensione, non faccio differenza tra questo caso e gli altri che sono nella mia rianimazione, a livello di sfera affettiva familiare". "Se posso dare una mia opinione - ha aggiunto - nell'affettività familiare la loro è una condizione normale".
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