Il Tirreno

Lucca

Roghi, chiesta una deroga per gli oliveti

Pacini (Pd) propone di allentare i limiti dell’ordinanza che proibisce i falò per eliminare le sterpaglie

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CAPANNORI. Bruciare sì, bruciare no, bruciare ma solo un po’: la questione dello smaltimento delle sterpaglie attraverso il fuoco è ormai motivo di discussione, con prese di posizione diverse anche all’interno dello stesso gruppo consiliare.

E se è di ieri la notizia dell’interrogazione del consigliere Pd Angelini, che chiedeva di rendere permanente il divieto di bruciare sterpaglie (l’ordinanza che proibisce questa pratica scade il 31 marzo), adesso, dall’interno dello stesso gruppo, arriva un’altra interrogazione, per chiedere – al contrario – di “allentare” quella stessa ordinanza che, invece, Angelini, voleva più stringente. Un argomento non di secondaria importanza quello dei falò, per più motivi. Il primo è rappresentato dall’inquinamento, visto che quegli stessi roghi vengono ritenuti la principale causa di innalzamento dello smog, a partire dai Pm10. Il secondo è rappresentato dal peso che l’attività contadina ha sul territorio capannorese. E utilizzare il fuoco per eliminare i residui vegetali è pratica antica. Lo è soprattutto per gli olivicoltori, i quali alla fine della stagione hanno enormi masse di sterpaglie da eliminare. E, specialmente in questo caso, il ricorso ai roghi è comune, non solo per smaltire le frasche, ma anche per evitare che quei cumuli rappresentino un veicolo di infezione per le piante.

Da qui la proposta del consigliere Leonardo Pacini (sempre del Pd) di attenuare il divieto di bruciare potature all'aperto al di sopra della quota dei 200 metri. A tutela appunto di chi ha degli olivi: «L'attività di olivicoltura in collina – spiega Pacini – e l'asperità dei terreni non permettono lo spostamento delle potature e lo smaltimento alle isole ecologiche e la permanenza nel tempo dei cumuli di potature negli appezzamenti, oltre a rappresentare un disagio, rappresenta un comprovato rischio per lo sviluppo di malattie patogene o fungine sulle culture».

E l’ordinanza che vieta i roghi fino al 31 marzo? «La Regione – spiega Pacini – prevede la possibilità di derogare al divieto al di sopra della quota dei 200 metri (appunto per le ragioni dette sopra ndr). Si può valutare una limitazione nell'ordinanza, considerando la scarsa rivelanza sull'inquinamento atmosferico da polveri sottili (a mio domanda in commissione ambiente ai tecnici di Arpat lo scorso 19 febbraio è stato evidenziato che l'attività di abbruciamento delle potature incide in quota irrelevante) a fronte del disagio per gli olivicoltori e dell'importanza strategica che la coltura olivicola nella tutela del territorio rurale collinare».

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