Attenzione
Viali liberi dai camion, è l’emergenza
L’ingegner Cecati della Soprintendenza invita a considerare più ipotesi, come il transito a fasce orarie o per limiti di peso
LUCCA. «Il momento è arrivato di pensare la circonvallazione senza camion. Senza indignarsi, è arrivato il momento di parlarne. Non è più proponibile tollerare dei viali intorno a un monumento utilizzati come un’autostrada. È una questione impellente a questo punto».
Il tono flemmatico, le parole ponderate, il senso filosofico della rivoluzione necessaria. L’ingegner Francesco Cecati, funzionario della Soprintendenza e studioso delle Mura, è colui che dà fuoco alla miccia. Negli ultimi giorni - prima durante la presentazione del progetto di recupero del muro di villa Bottini, poi in occasione del sopralluogo nei sotterranei del baluardo Santa Croce dopo il restauro eseguito con fondi regionali - l’esperto ha cominciato a lanciare concetti, sempre più chiari.
L’idea che un lavoro come quello quasi ultimato sulle Mura - circa quindici milioni considerando gli undici e mezzo elargiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio, i due e mezzo della Regione e gli ottocentomila euro del ministero dei Beni culturali - rischi di essere vanificato a causa dello scorrimento incessante di mezzi pesanti lungo il perimetro esterno del monumento, dallo smog prodotto e dall’inquinamento, all’ingegner Cecati non va giù. Non per una questione personale ma «per questione di diritti, della città, dei suoi cittadini e di chi la visita».
Non è pensabile in sostanza compiere interventi di questa statura - dal recupero della Casa del Boia e della casermetta San Salvatore al rifacimento della passeggiata, dell’illuminazione, alla pulitura del paramento, la riqualificazione e riapertura delle sortite, la realizzazione della pista ciclabile - per lasciarli in balìa di se stessi. «A monte di tutto esiste una strategia - dice l’ingegner Cecati -, un disegno. Da quando abbiamo pensato a liberare le Mura dal passaggio delle auto siamo arrivati a pensare di restituire il monumento nel suo complesso. Le Mura sono una cosa totalizzante: per questo il recupero del monumento è stato affrontato per momenti di successiva impellenza. Trent’anni fa era impellente togliere le auto. Oggi, se questa città si appresta a diventare una capitale, ad avere il marchio dell’Unesco, deve fare un passo ulteriore. Se il viale intorno le Mura è costellato di ville liberty di un certo valore e bellezza, evidentemente è perché quel viale è stato concepito come urbano, non come strada camionabile. Ora è il momento di porsi il problema di restituire la circonvallazione all’uso della città e dei cittadini. Anche dai boulevard di Parigi si passa con l’auto, ma non con i mezzi pesanti».
La “camionabile” intorno all’anello delle Mura, secondo il funzionario della Soprintendenza, rischia di inficiare anche l’utilizzo e l’importanza dei punti di approdo realizzati. Come il Palatucci, oggi parcheggio per auto e check-point dei bus turistici.
«Attraversare un’autostrada per uscire dal Palatucci e andare verso un luogo d’arte nel centro storico rende lo stesso parcheggio lontanissimo dal centro. Anche se sono solo sette minuti a piedi per andare dal Palatucci a piazza Napoleone, come ce ne vogliono quattro dal parcheggio Carducci allo stesso punto. Ma se dentro a un attraversamento si inserisce un margine fisico come una circonvallazione camionabile ecco che i due parcheggi diventano distanti dal centro», aggiunge.
Quindi, il funzionario delle Belle Arti vuole dire «facciamo presto con gli assi viari?» Anche qui Cecati non si tira indietro. «Se ci sono progetti, attuiamoli - dice. Almeno cominciamo a parlare di soluzioni, senza voler male a nessuno, tantomeno alle aziende, senza immaginare atti inconsulti né di fare dispetti. Oggi l’impellenza è questa. Dobbiamo mettere il problema bene a fuoco: i modi per arrivare allo sblocco della situazione vanno trovati, nelle forme che esistono. Ad esempio con il sistema del passaggio consentito in fasce orarie, oppure in base a limiti di peso. Meglio non arrivare al punto della situazione brutale in cui ognuno poi fa come gli pare», conclude.
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