Il Tirreno

Lucca

Cadavere senza testa si indaga su Bettini

di Gianni Parrini
Cadavere senza testa si indaga su Bettini

Si rafforza l’ipotesi che il corpo sia dell’operaio di Coreglia

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LUCCA. «Facciamo parlare il cadavere». Sembra un classico dei gialli letterari o delle crime series stile Csi che ora vanno tanto di moda. Eppure a svelare l'identità del corpo senza testa trovato giovedì mattina in riva al Serchio potrebbero essere proprio i resti della persona defunta. Su questa linea puntano gli investigatori della squadra mobile, diretti dal commissario capo Silvia Cascino, e la Procura di Lucca.

Il pubblico ministero Elena Leone ha affidato l'incarico di effettuare l'autopsia e gli esami radiologici (forse anche la Tac) al dottor Stefano D'Errico. Il medico legale farà gli accertamenti sul cadavere lunedì e la Procura spera di poter scrivere sul fascicolo il nome del defunto prima ancora delle prove del Dna, che richiederanno settimane di tempo per dare un risultato.

Tutte le ipotesi restano aperte, ma al momento c’è una pista che va per la maggiore: quella legata alla sparizione di Enrico Bettini, l'operaio 59enne di Coreglia, svanito nel nulla nel novembre 2014, vicino al Ponte del diavolo. La moglie dell’uomo, Emilia Nicolae, attualmente si trova in Romania: è già stata contatta dalla Questura e sta organizzando il suo rientro in Italia: sarà qui martedì. Alla donna saranno mostrate la cintura di pelle con i lembi di jeans e i calzini di spugna ritrovati sul cadavere: la speranza è che possa riconoscere quegli accessori come appartenenti al marito.

Non solo. La signora dovrà fornire informazioni sulla “storia clinica” del marito: dalle malattie avute, agli interventi subiti, passando per fratture, cicatrici e ogni altra particolarità. Il dottor D’Errico cercherà questi segni identificativi sul cadavere per confermare (o smentire) che si tratti di Bettini. Anche il medico di famiglia dell’uomo è già stato interpellato per acquisire informazioni utili.

Se da questo fronte non dovessero arrivare una risposta certa, si procederà all’esame del Dna: ieri gli uomini della polizia sono andati nella casa di Bettini per cercare di acquisire campioni biologici da cui ricavare il suo codice genetico, per poi confrontarlo con quella della salma ritrovata sul greto del fiume. Basterà un capello o un frammento di pelle. Gli investigatori hanno preso dagli armadi alcune paia di giacche e pantaloni. Questa è la strada più facile da percorrere, dato che Bettini non ha parenti stretti con cui poter fare i riscontri genetici: nessun figlio, nessun fratello ed entrambi i genitori già morti. Il legame di sangue più prossimo è quello con i cugini.

Ma la prima parola spetterà all’autopsia: se l’esame autoptico dovesse collocare la data della morte della persona ritrovata nel Serchio in un periodo più recente (ad esempio solo pochi mesi fa) rispetto a quello in cui è scomparso Bettini (novembre 2014), l’ipotesi che si tratti dell’operaio di Coreglia verrebbe immediatamente accantonata. Per questo la Mobile si tiene aperte anche altre strade. Oltre alla lista degli scomparsi lucchesi degli ultimi 18 mesi (a proposito, sul sito della Prefettura non è possibile trovare un elenco, più utile il sito di “Chi l’ha visto”...), si indaga sui “missing” delle altre province, ad esempio quella di Pistoia. Le acque del torrente Lima, infatti, affluiscono in quelle del Serchio all’altezza di Chifenti: il cadavere potrebbe essere arrivato a San Pietro anche da quel versante. Il mistero per ora resta in piedi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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