Attenzione
Maxievasione fiscale, Tenucci nei guai
Lo storico commerciante del centro avrebbe occultato guadagni per sei milioni di euro. Sequestrati beni della famiglia
LUCCA. Da una normale verifica fiscale eseguita dalla Compagnia della Guardia di Finanza nei confronti di uno storico esercizio commerciale del centro emerge una situazione patrimoniale sproporzionata in rapporto al modesto reddito dichiarato al fisco dai coniugi che gesticono il negozio di abbigliamento negli anni 2011 e 2012. Cifre non superiori ai 40mila euro a fronte, stando all’accusa, di un giro d’affari decisamente importante. Ci sono voluti diversi anni ai finanzieri per contestare ai soci dello storico negozio Tenucci in via Fillungo una presunta evasione fiscale per circa 6 milioni e 400 mila euro limitatamente al periodo 2010-2012 e 800 mila euro di imposte non pagate.
Gli indagati. Nei guai sono finiti l'ex presidente di Confcommercio Umberto Tenucci, 70 anni, esponente dell’organo d’indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio e la moglie Carla Massei. La procura contesta ai due noti commercianti sono il reato di presentazione di dichiarazione dei redditi infedele ai fini Irpef ed Iva. E il sostituto procuratore Aldo Ingangi, che dirige le indagini portate avanti dalle fiamme gialle, ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari il sequestro preventivo per equivalente per un importo pari a 3 milioni e 700mila euro. Da ieri mattina sino al primo pomeriggio i finanzieri della Compagnia diretti dal capitano Antonio Manselli hanno eseguito il sequestro di beni immobili di pregio(villa), autovetture di lusso e conti correnti bancari depositati in istituti di credito notificando ai coniugi Tenucci l’informazione di garanzia.
La difesa del commerciante. È amareggiato, ma sereno Umberto Tenucci. Raggiunto al telefono con la consueta cortesia che lo contraddistingue si limita a dire poche parole: «Sulla vicenda non rilascio dichiarazioni. Il tempo darà ragione a chi ha ragione. Lo studio legale di nostra fiducia è informato di tutto». Di più non dice. È bene chiarire che il sequestro per equivalente messo in atto da procura e finanza riguarda esclusivamente i beni personali dei coniugi Tenucci. Non sono stati intaccate le disponibilità in capo alla società in accomandita semplice «Ferdinando Tenucci e C.» la ragione sociale degli storici negozi di abbigliamento, tra cui quello della centralissima via Fillungo che non riguarda quindi il sequestro.
L’indagine. Secondo le fiamme gialle Tenucci sottraeva al fisco gli incassi derivanti dalla vendita della merce: i soldi venivano dirottati nei conti correnti intestati a lui e alla moglie. L'attività ispettiva è nata per verificare il corretto rilascio degli scontrini fiscali. Ma l'attenzione dei finanzieri è stata attirata dalle rilevanti differenze tra gli incassi registrati dal misuratore fiscale ed i corrispettivi dei pagamenti effettuati dai clienti con carta di credito o bancomat. Così i finanziarie hanno deciso di effettuare degli approfondimenti sul periodo che va dal 2010 al 2012. Gli accertamenti sono stati estesi anche a Umberto Tenucci e la moglie Carla Massei che si sono visti passare al setaccio i conti correnti. Ed è emersa, per l’accusa, la sproporzione tra la loro situazione patrimoniale in rapporto al reddito dichiarato. L'esame dei rapporti bancari della società e dei soci ha permesso di rilevare movimenti di denaro per diversi milioni ed una commistione delle stesse movimentazioni finanziarie tra i conti correnti societari e personali. In sostanza la Gdf ha appurato che la società, sistematicamente, avrebbe sottratto a tassazione i corrispettivi derivanti dalla vendita della merce: invece di essere contabilizzati dalla società e sottoposti al prelievo fiscale, gli incassi venivano dirottati nei conti correnti intestati ai soci.
Altre verifiche in arrivo. I finanzieri stanno effettuando altre verifiche fiscali in negozi del centro e della periferia.
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