Il dolore
I genitori: giù il costo della mensa
Lucca, la richiesta di un gruppo di genitori in un incontro a palazzo Orsetti. Picchi (Pd) contraria al cibo portato da casa
LUCCA. Una richiesta che era già circolata in passato e che oggi si ripresenta sui banchi dell'amministrazione comunale. Abbassare le tariffe del servizio mensa, perché, spiegano i genitori del comitato “La scuola che vogliamo”, cinque euro a pasto, per la fascia più alta, sono troppi. A presentare le richieste - oltre a questa il comitato ha redatto e protocollato una lettera contenente ben sedici punti su cui Palazzo Orsetti è chiamato a rispondere - sono stati un gruppo di genitori, ricevuti giovedì mattina dal sindaco Alessandro Tambellini e dall'assessore all'istruzione Ilaria Vietina.
Un incontro propositivo, che ha confermato l'apertura del primo cittadino sulla possibilità di rivedere il costo del servizio mensa e di aumentare la percentuale di sconto (attualmente al 10%) sui buoni pasto per le famiglie che hanno più di un bambino iscritto a mensa. Le tante altre questioni sollevate, invece, riguardato la commissione mensa e la valutazione dei pasti, le cui schede dovrebbero essere caricate online in un sistema che, per ammissione degli stessi amministratori, non funziona ancora a dovere; il pranzo da casa, un maggior coinvolgimento dei bambini nella redazione dei menu e la possibilità di affiancare un altro piatto, tipo pasta in bianco o al pomodoro, ai primi più complessi e elaborati, che, talvolta, non incontrando i gusti dei piccoli studenti, restano integri sulle tavole. Il sindaco, al termine dell'incontro, ha detto ai genitori che esaminerà nel dettaglio il documento protocollato e che darà a breve una risposta al comitato.
Si complica invece la questione del passaggio in commissione della proposta di rendere possibile portare il cibo da casa. «Non ci sono leggi a impedire l'introduzione del pasto da casa a scuola, ma si tratta di una questione educativa, oltre che di un arretramento rispetto agli sforzi fatti per estendere il servizio mensa e alle conquiste didattiche raggiunte». La pensa così la consigliera Pd Enrica Picchi, presidente della commissione scuola e cultura, in risposta a una richiesta di modifica al regolamento sulle mense presentata dal consigliere di Forza Italia Marco Martinelli.
Una risposta che, indirettamente, si estende ai genitori del comitato “La scuola che vogliamo”, in mobilitazione da mesi proprio per ottenere il riconoscimento del pasto da casa in alternativa al pasto dato a mensa. Una presa di posizione netta, quella della consigliera Picchi. «L’introduzione di cibo portato da casa non infrange alcuna normativa ma pone problematiche organizzative che, attualmente, né il Comune né lo Stato sono in grado di soddisfare - spiega - Per introdurre il pasto da casa le scuole dovrebbero disporre di due sale mensa, oltre che di maggior personale: cosa che, attualmente, è molto difficile. Alcune scuole sono addirittura prive di un refettorio, figuriamoci di due. Non escludo che nei prossimi anni il comune possa concentrare i propri sforzi per prevedere in alcuni istituti una sala mensa in più, dedicata al cibo da casa. Ad oggi, però, vale la pena ricordare che l'amministrazione Tambellini, al momento del suo insediamento, poteva contare su 4 scuole a norma per lo spazio mensa e che in soli tre anni, grazie a uno sforzo senza precedenti, ben 52 sale mensa su 54 hanno raggiunto questo obiettivo.
«Abbiamo impiegato - conclude la presidente Picchi - tempo e risorse per organizzare un servizio utile, chiedere l'introduzione del pasto da casa significa tornare indietro, arretrare e, in parte, smantellare un lavoro fatto. Credo, e su questo ho trovato pieno consenso nei consiglieri di maggioranza e in alcuni di opposizione, che la mensa sia prima di tutto un momento educativo e di socialità. È un tempo scuola vissuto in modo diverso, sperimentando cibi nuovi, confrontandosi con i compagni, imparando a stare insieme. Inoltre la mensa offre a tutti i bambini le medesime opportunità, sollevando le famiglie dal dover provvedere quotidianamente alla preparazione o all’acquisto di cibo. Infine, se un genitore ha qualcosa da dire può usufruire delle commissioni mensa. Ho parlato direttamente con l'ufficio e mi è stato detto che non arrivano molte segnalazioni: perché? non ne arrivano tante all'ufficio. Comunque ogni genitore può personalmente inviare le proprie osservazioni: noi tutti siamo disponibili a migliorare i menù e a porre attenzione sul versante della qualità».
Nadia Davini
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