Il Tirreno

Lucca

dibattimento FISSATO IL 15 LUGLIO

Per la morte di Simone Pardini l’imputato rifiuta di patteggiare

Per la morte di Simone Pardini l’imputato rifiuta di patteggiare

LUCCA. Sarà il giudice monocratico a stabilire se l’autotrasportatore Cerbone Palmieri, 42 anni, origini campane, residente a Pescia, provocò o meno la morte di Simone Pardini, 16 anni, residente a...

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Sarà il giudice monocratico a stabilire se l’autotrasportatore Cerbone Palmieri, 42 anni, origini campane, residente a Pescia, provocò o meno la morte di Simone Pardini, 16 anni, residente a San Lorenzo a Vaccoli, il giovane ciclista che la mattina del 3 agosto scorso, mentre si allenava con un amico sulla via Romana poco prima di Porcari e proveniente da Altopascio, finì sotto le ruote di un autoarticolato e venne schiacciato dal pesante mezzo che non gli diede scampo. Ieri mattina durante l’udienza preliminare di fronte al gup Riccardo Nerucci l’imputato accusato di omicidio colposo ha rifiutato il patteggiamento. Il suo legale, avvocato Giovannelli del foto di Pistoia, ha optato per il processo dibattimentale. Il gup infatti ha rinviato a giudizio il camionista fissando la data del processo il 15 luglio di fronte al giudice monocratico. Il sostituto procuratore Piero Capizzoto - anche grazie ai rilievi della polizia municipale di Altopascio diretta dal comandante Domenico Gatto - aveva chiesto la condanna di Palmieri in quanto il camionista non avrebbe tenuto la distanza di sicurezza nei confronti dei ciclisti che lo precedevano: Samuele Pardini e Nicola Parenti, 19 anni, l’altro corridore che si trovava con la vittima e ha assistito alla drammatica scena. In sostanza, stando all’accusa, Pardini sarebbe stato tamponato dall’autoarticolato che lo avrebbe sbalzato sull’asfalto. Finito a terra non avrebbe fatto in tempo a rialzarsi perché le ruote del camion gli avrebbero schiacciato il torace senza dargli scampo. Dai rilievi della polizia municipale emerge che il camionista non aveva fatto uso di sostanze alcoliche o stupefacenti e si era subito fermato mettendosi a disposizione degli investigatori. Nei mesi successivi al sinistro il padre di Simone non ha ricevuto dal camionista una lettera di scuse o una telefonata in cui manifestava il suo dispiacere per quanto era accaduto. (l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa