Il Tirreno

Lucca

Fiamme dolose ai rimorchi di un’azienda

di Andrea Giorgi
Fiamme dolose ai rimorchi di un’azienda

Un danno da 20.000 euro per la Centroferro Il titolare accusa: «Sappiamo chi è stato»

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PORCARI. Due rimorchi in fiamme per un danno totale da circa 20.000 euro: un bilancio pesante per la ditta Centroferro di Porcari, in località Rughi, che nella notte tra mercoledì e giovedì si è ritrovata vittima di un atto di deliberato sabotaggio.

Per i titolari non c’è nessun dubbio, infatti, sulla matrice dolosa dell’episodio e sulla precisa volontà degli autori di danneggiare l’impresa in questione: i due mezzi, di marca Iveco e Mercedes, si trovavano uno sul piazzale della ditta stessa, in una traversa di via Romana Ovest, mentre l’altro era parcheggiato davanti alla casa dei titolari, ben oltre l’Esselunga di Porcari. Entrambi i mezzi sono stati dati alle fiamme intorno alle 2 di notte e solo il repentino allarme dato da alcune vetture in transito ha impedito che i focolai si propagassero alle strutture e alla vegetazione circostante, anche se niente si è potuto fare per impedire la distruzione completa dei due veicoli.

Nessun elemento, purtroppo, è venuto in soccorso degli inquirenti durante le indagini per stabilire l’identità dei piromani, dal momento che dalle telecamere di sorveglianza dello stabilimento non è stato possibile ricavare immagini utili.

Ma ai titolari della ditta metallurgica non servono prove per essere sicuri di quale sia la mano che ha voluto così pesantemente danneggiarli: «Purtroppo so benissimo chi è stato – dice Domenico Palumbo, padre del titolare – anche se non posso provarlo di fronte ad un giudice. C’è un solo gruppo di persone che potrebbe nutrire un tale risentimento e un concreto interesse nel danneggiarci, e si tratta di una decina di persone, il cui rapporto di lavoro con noi è terminato circa un anno e mezzo fa».

A provocare la faida però non sarebbe stata tanto la cessazione del rapporto di lavoro, come spesso accade in questi casi, ma piuttosto alcuni episodi successivi: «Sul momento non erano nati grossi rancori – continua Palumbo – ma dopo qualche mese eravamo venuti a sapere che questi personaggi continuavano a spacciarsi per persone di nostra fiducia, accaparrandosi incarichi e commesse da alcune aziende edili, utilizzando il nostro buon nome, tanto da costringerci a denunciare il fatto. A quanto pare qualcuno di loro non l’ha presa bene e ha deciso di vendicarsi in questo modo, cogliendo due piccioni con una fava, dal momento che essendo in concorrenza con noi ogni danno alla nostra produttività li avvantaggia».

Una convinzione che, purtroppo, non promette niente di buono per il futuro, dal momento che difendersi da questo tipo di ostilità risulta spesso parecchio difficile, e il fatto che i presunti sabotatori non si siano fatti scrupolo nel recarsi fino alla abitazione privata dei titolari non fa altro che accrescere le loro preoccupazioni.

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