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Lucca

Cibo da casa alla mensa scolastica? "Un balzo all'indietro nelle conquiste educative e didattiche"

Enrica Picchi
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Enrica Picchi

Enrica Picchi, presidente della commissione pubblica istruzione: "Non possiamo far diventare regola un'eccezione"

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LUCCA. "Fin dal suo insediamento l'amministrazione Tambellini ha scelto di porre al centro della propria azione politica la scuola e le sue esigenze. Il tema delle ristorazione scolastica è certamente uno degli aspetti più importanti e sentiti e per questo, già nel 2013, la commissione istruzione e quella partecipazione hanno deciso di introdurre nel regolamento per il servizio di refezione la possibilità di non avvalersi del servizio mensa per motivi economici o per particolari esigenze familiari. Oggi qualcuno chiede di elevare a norma ciò che era considerato da attuarsi in casi eccezionali, consentendo a chi ne abbia voglia, pur in assenza di motivazioni particolari, di consumare il cibo portato da casa, senza rispettare la tabella dietetica stabilita dagli stessi rappresentanti dei genitori assieme ad una dietista".

Sulla questione assai dibattuta del pasto portato da casa da consumare alla mensa scolastica interviene Enrica Picchi, consigliere comunale del Pd e presidente della commissione scuola e cultura. E la sua analisi è chiara e puntuale: il pasto da casa è un passo indietro nelle conquiste educative e didattiche.

"A noi - ribadisce infatti Picchi - questa proposta appare come un’inversione di tendenza rispetto alle conquiste del servizio pubblico che persegue lo scopo prioritario di offrire a tutti i bambini e le bambine le medesime opportunità, sollevando le famiglie dal dover provvedere quotidianamente alla preparazione o all’acquisto di cibo. Molti consiglieri e consigliere hanno potuto visitare il Centro Cottura e ne hanno valutato la buona qualità del cibo preparato. I commissari sono stati concordi nel sottolineare la valenza educativa del momento del pasto, tutti insieme anche di classi diverse, proprio per quelle fasce di età che comprendono i bambini dai 3 ai 13 anni".

"Stare insieme al momento del pranzo per imparare buone abitudini alimentari e per sperimentare la gioia della condivisione scoprendo anche cibi nuovi che si rifanno alle tradizioni locali - continua - è un’esperienza educativa che è stata lungamente ricercata dalle scienze psicologiche e dell’educazione. La promozione della salute inizia proprio nell’infanzia, per questo è di fondamentale importanza sostenere i servizi che la possano attuare e garantire. L’introduzione di cibo portato da casa non infrange alcuna normativa ma pone problematiche organizzative che, attualmente, né il Comune né lo Stato sono in grado di soddisfare. Vale la pena ricordare che l'amministrazione Tambellini, al momento del suo insediamento, poteva contare su 4 scuole a norma per lo spazio mensa e che, attualmente e in soli tre anni, grazie a uno sforzo senza precedenti, ben 52 sale mensa su 54 hanno raggiunto questo obiettivo. Sono i fatti a dimostrare la volontà e l’impegno profusi dagli attuali amministratori e amministratrici nel voler sostenere la scuola, convinti che non siano mai troppe le attenzioni e le cure che meritano i bambini e le bambine perché possano diventare cittadini e cittadine rispettosi delle regole della vita sociale".

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