Il Tirreno

Lucca

Sei anni all’accoltellatore di porta S. Pietro

di Luca Tronchetti
Sei anni all’accoltellatore di porta S. Pietro

Lo scorso settembre dopo un litigio per una sigaretta aprì la gola a un conoscente con una bottiglia di whisky spezzata

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LUCCA. Per una sigaretta poteva uccidere un uomo. Ma come nel testo di «El purtava i scarp de tennis» brano cult di Enzo Jannacci «è tutta roba de barbun» e quindi di scarso interesse per il sentire comune. Ouadi Aboufaris, 31 anni, originario del Marocco, ma che vive in Lucchesia e che, prima dell’arresto lavorava alla cooperativa Poseidon a Viareggio, era accusato di tentato omicidio e il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti l’ha condannato con rito abbreviato a 6 anni di reclusione (il pubblico ministero Sara Polino ne aveva chiesti nove) confermando la custodia cautelare in carcere.

I fatti. Alle 21,32 di lunedì 31 agosto l’imputato con una bottiglia di whisky spezzata provocò uno squarcio profondo alla gola del connazionale Bela Oufia, 27 anni, senza permesso di soggiorno. Il fatto di sangue avvenne accanto a Porta San Pietro e i vetri aguzzi della bottiglia arrivarono a pochi millimetri dalla carotide dell’extracomunitario rischiando di ucciderlo all’istante. Una volta commesso il misfatto Aboufaris si diede alla fuga lasciando il connazionale e conoscente disteso a terra in una pozza di sangue senza soccorrerlo. Solo la telefonata di un passante e il fulmineo arrivo della volante diretta dal commissario Leonardo Leone impedì la compromissione di organi vitali. La ferita fu suturata al pronto soccorso del San Luca con quaranta punti e Oufia riportò lesioni giudicate guaribili in un mese. Fu anche lui a portare gli inquirenti sulle tracce dell’accoltellatore.

L’arresto. Dopo l’aggressione l’ex dipendente della cooperativa spense il cellulare e raggiunse la stazione di via Ricasoli salendo sul primo treno utile per allontanarsi dalla città temendo di essere ricercato dalle forze dell’ordine. Giunto a Piazza al Serchio passò tutta la notte su una panchina della stazione. Ma durante la sua fuga Aboufaris commise una grave ingenuità: perse la carta d’identità che venne ritrovata da un cittadino e consegnata alla polizia. Alcuni giorni dopo l’aggressione e il ferimento di Oufia l’extracomunitario venne intercettato da una pattuglia in via per Camaiore e portato in carcere.

Parte civile. La vittima dell’aggressione ieri mattina non era in tribunale. Non si è costituito parte civile e nessuno, dopo le sue dimissioni dall’ospedale, lo ha più visto. Anche perché nei suoi confronti era pronto un provvedimento di espulsione dallo Stato in quanto non in regola con il permesso di soggiorno. Così ha pensato bene di non farsi più trovare.

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