Il Tirreno

Lucca

Tribunale

Paracadutista morto, la Procura chiede l’archiviazione

Paracadutista morto, la Procura chiede l’archiviazione

LUCCA. Parà morto a Tassignano: la Procura chiede l’archiviazione, la famiglia si oppone. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha chiesto l’archiviazione del procedimento riguardante la morte di...

2 MINUTI DI LETTURA





Parà morto a Tassignano: la Procura chiede l’archiviazione, la famiglia si oppone. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha chiesto l’archiviazione del procedimento riguardante la morte di Fabio Comini, il 26enne caporal maggiore deceduto lo scorso 21 maggio al termine di un lancio col paracadute a Tassignano. Sulla base della consulenza del colonnello della Folgore di Pisa, Ennio Druda, già istruttore militare di paracadutismo per lanci con la tecnica della caduta libera, il pm ha deciso di chiedere l’archiviazione del caso. Secondo la Procura l’incidente che ha provocato la morte del giovane non fu dovuto a un mal funzionamento del paracadute, ma a un errore umano. Queste le conclusioni del sostituto procuratore Aldo Ingangi, che subito dopo l’incidente aveva fatto sequestrare la documentazione relativa ai lanci e l’attrezzatura in dotazione all’alpino paracadutista, ritrovata vicino al corpo precipitato ai margini di un boschetto alla fine della pista dell’aeroporto di Tassignano.

Ma i familiari del giovane, tramite i propri legali, hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, basandosi sulla perizia di un consulente di parte. Secondo quanto sostiene l’esperto nominato dalla famiglia, la morte di Comini sarebbe sì dovuta a un errore umano, provocato però dalla negligenza degli istruttori che hanno istruito il ragazzo durante i corsi di preparazione al lancio. A decidere sull’eventuale archiviazione del caso, sarà il giudice Giuseppe Pezzuti: la data dell’udienza non è ancora stata fissata.

Comini, 26enne originario di Ascoli Piceno, era caporal maggiore di stanza al IV reggimento alpini «Monte Cervino» di Montorio Veronese. Morì il 21 maggio 2015 dopo un lancio da 1.300 metri di altezza. La dinamica dell’incidente è stata ricostruita sulla base delle perizie e di alcune testimonianze: in pratica, il paracadute principale di Comini - quello a vela - non si aprì in modo corretto. A quel punto il caporal maggiore avrebbe deciso di azionare quello di emergenza. E in quegli attimi concitati si sarebbe consumata la tragedia: la corda del paracadute di emergenza si sarebbe attorcigliata al braccio di Comini impedendo la corretta apertura del telo. L’uomo è così precipitato senza ammortizzare la caduta.

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca