Il Tirreno

Lucca

Il Boccherini vuole essere conservatorio

di Nadia Davini
Il Boccherini vuole essere conservatorio

Gli studenti di chitarra inscenano un concerto per appellarsi al governo. E il direttore si schiera in prima linea

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LUCCA. Quattro musicisti per quattro chitarre, un concerto in mezzo alla gente e un motivo che anima la protesta. «Vogliamo la statizzazione, vogliamo essere ascoltati». Ieri in piazza San Michele, sotto il loggiato di Palazzo Pretorio, c'era della buona musica a stemperare la malinconia di una giornata uggiosa, portata nel cuore della città per chiedere al governo di completare una riforma avviata sedici anni fa e ancora non del tutto attuata. Artefici della protesta, gli studenti e il personale dell'Istituto musicale Boccherini, che hanno voluto rispondere con la musica all'assenza di progettualità della politica nel sistema formativo musicale italiano. Una mobilitazione per il rinnovamento del settore che vede, per la prima volta, tutti e 77 gli istituti musicali d'Italia fare fronte comune. «Chiediamo che venga attuata la legge 508 del 1999 – spiega il direttore dell'istituto, Fabrizio Papi –. Mancano i decreti fondamentali, previsti dalla legge, che riguardano la programmazione, il reclutamento e la statizzazione degli istituti superiori di studi non statali, come il Boccherini. Rispetto ad altre realtà, la nostra può contare sui grandi sforzi dell'amministrazione comunale, che ci permette di far fronte a stipendi e costi di manutenzione della struttura, e ai contributi delle fondazioni bancarie per coprire le spese per la programmazione artistica. Non possiamo però continuare a essere a carico del Comune, considerata anche la crisi finanziaria generale degli enti locali». Ecco perché il processo di statizzazione, da completare entro il 2016, si fa sempre più impellente, così come la messa a ordinamento dei bienni sperimentali di secondo livello per tutte le istituzioni dove sono attivati, l'emanazione del decreto per il reclutamento di nuovo personale, lo stanziamento di maggiori risorse per lo sviluppo del settore, il riconoscimento delle conferenze nazionali dei direttori, degli studenti e dei presidenti quali interlocutori stabili del Miur e il ripristino del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale. «Tutto fermo». A fronte di tutto questo, però, l'iter della riforma risulta bloccato da anni.

«È tutto fermo – continua Papi –. È il motivo per cui per la prima volta i direttori dei conservatori statali e non statali scendono in piazza. È una protesta contro l'immobilismo del ministero dell'istruzione e del governo. Ed è anche una manifestazione di proposta: per dire quello che può essere fatto per salvare e incentivare il nostro settore. Istanze che abbiamo scritto nel documento consegnato al prefetto Giovanna Cagliostro, affinché lo inoltri a Roma. La nostra mobilitazione non finirà qua: da oggi alla fine del mese prima di ogni concerto o convegno faremo interventi su questo argomento».

Ieri in piazza, a fianco di studenti e direttore del Boccherini c'erano il sindaco Alessandro Tambellini e il vicesindaco Ilaria Vietina. «Come amministrazione – è intervenuta Ilaria Vietina – abbiamo tutto l'interesse a chiedere e sostenere il processo di statizzazione. Il Boccherini finora ha vissuto quasi solo grazie al Comune di Lucca: non smetteremo di credere e di investire nell'istituto, che è un orgoglio per la città. Tuttavia è opportuno riconoscere a questa realtà così importante la certezza nella gestione e nella programmazione che merita: incertezze che si creano, al contrario, proprio quando si lascia l'unica responsabilità per il funzionamento agli enti locali».

«La musica è ciò per cui lottiamo, ciò per cui siamo cresciuti. Vogliamo cercare il modo di migliorare per riuscire a preservarla». A dirlo è Elia Faccini, rappresentante degli studenti del Boccherini, 21 anni, otto dei quali dedicati alla composizione e due al piano. «Spesso la musica è prodotta in ambienti pieni di problemi e poco stimolanti – sottolinea –. Ma mancano le risorse. Anche il Boccherini potrebbe migliorare nella struttura, se solo venissero stanziati più fondi. La musica è un'istituzione ma governo e Miur sembrano non capire».

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